Scuola steineriana e scuola pubblica: pedagogie a confronto

27 maggio 2013
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Stazione dei treni di Spresiano (TV)

 

Esistono situazioni nelle quali sei certo d’essere la vittima sacrificale prescelta da un dio superiore che ha voglia di divertirsi alle tue spalle. Tipo quando sali in treno e scopri d’avere il tuo posto FrecciaBianca nel bel mezzo di una scolaresca in gita.

Poi ti siedi e scopri di sentirti a tuo agio tra bambini di quinta elementare che non sono affatto scatenati in modo compulsivo come immaginavi. Sembrano bambini che sanno il fatto loro, che sanno come si sta al mondo, che parlano con toni di voce moderati e danno l’idea d’essere anche un bel po’ saggi.

Anche i maestri sembrano ultraterreni: calmi, pacati, pazienti, garbati e belli, oltre che giovani. Qualcosa non mi torna.

Così mi rassereno anche grazie alla mia predisposizione verso il Dovemimettisto Pensiero e comincio a dialogare amabilmente con tre simpatici vicini di viaggio, in uno di quei tavolini da 4 posti. Ci presentiamo dicendoci i nomi, in particolare noto che tutti dicono il loro con una punta di orgoglio assolutamente priva di snobismo ma intrisa di conoscenza del proprio valore nel mondo. Ognuno di loro ha 9 anni.

Elena Borghi: “Quindi state andando in gita?”

Bambino Anziano: “Sì, andiamo a Conegliano”

E.B.: “Che bello! E cosa andate a fare a Conegliano?”

B.A.: “Andiamo a svolgere delle Olimpiadi sportive con altri studenti”

E.B.: “WOW, che bella gita. Passerete pure la notte fuori! A me queste gite, alla vostra età, non le facevano fare… Comunque, rimane un classico che durante le gite piova”

B.A.: “Veramente durante la gita fatta in Sicilia non pioveva”

E.B.: “Siete già andati in gita quest’anno e l’avete fatta in Sicilia?”

B.A.: “Sì, ad Aprile. In una settimana abbiamo attraversato tutte le città principali della costa partendo da Palermo, proseguendo per Marsala (probabilmente il Bambino Adulto intercetta un’ombra nella mia preparazione geografica e si interrompe per interrogarmi)… Sai dov’è Marsala?”

E.B.: “Certamente!” (torno ad avere nove anni e divento insicura. Però molto più di lui perché spero non prosegua oltre con l’interrogazione a sorpresa)

B.A.: “Ecco, poi siamo arrivati fino a Siracusa, la Valle dei Templi e infine Messina”

E.B.: “Caspita, siete proprio bambini fortunati…”

Mi guardano con tenerezza, come si guarda un bambino che percorre lentamente la strada verso la verità.

Uno dei tre, il più furbetto, il ribelle capace di commentare un articolo sul calcio mercato con uno strano piglio manageriale “Cediamo tizio e assorbiamo caio”, mi guarda d’un tratto, con l’occhio indagatore e mi dice:

B.A.: “Quanti anni ha tuo figlio?”

E.B.: “Perché dai per scontato che io sia mamma? Perché sono una donna e sono vecchia?”

B.A.: “No… non per quello. Solo che… secondo me hai gli stessi anni della mia mamma”

E.B.: “Guarda, hai già fatto una gaffe. Stai molto attento a quello che dici”, rispondo con un sorriso e uno sguardo d’intesa che lui coglie divertito.

B.A.: “Secondo me hai 31 anni”

E.B.: “Di più”

B.A.: “35?”

E.B.: “Di più”

B.A.: “38?”

E.B.: “Giusto”

B.A.: “Ecco, vedi? Anche la mia mamma ne ha 38”

E.B.: “E perché hai detto 31?”

B.A.: “Perché volevo farti un complimento”

Poco dopo scopro che quei signori novenni, educati e scaltri come consumati amministratori delegati di successo, fanno parte di una scuola steineriana avente una pedagogia fondata sulla libera accettazione della concezione antroposofica dell’uomo e del mondo. La pedagogia di matrice steineriana si rivolge al bambino quale essere umano dotato di capacità di pensiero, vita di sentimento e forza di volontà, con l’obiettivo di promuovere e favorire uno sviluppo armonico di tutte le sue facoltà.

L’impulso alla conoscenza non viene stimolato alimentando la competitività dello studente ma nutrendo il suo interesse. La classe diventa in tal modo un’esperienza sociale meravigliosa, nella quale i bambini con diversi temperamenti e capacità crescono insieme in un clima di solidarietà e rispetto delle diversità.

Ecco, la mia preoccupazione è pensare a questi bambini, profondamente liberi e sicuri, che, per ragioni varie, dovessero interrompere il ciclo di studi presso tali, felici istituti e venire catapultati nella scuola pubblica o, peggio, in una privata, di quelle gestite da suore, magari. Ecco, che ne sarebbe di loro?

Immaginando l’avvento di un liceo pubblico nella loro esistenza, avrebbero dalla loro anche lo spirito d’adattamento nel pacchetto “forma mentis perfetta”?

Per quanto mi riguarda, sono molto felice del mio percorso di studi nelle scuole pubbliche italiane. Ho avuto una vita costellata da ottimi insegnanti, persone appassionate, che hanno saputo darmi moltissimo in termini di preparazione, tanto da farmi dimenticare anche qualche raro caso di essere inetto, di cui comprendo la componente patologica solo ora, che sono adulta.

Ecco, però, il bimbo steineriano, spinto a forza fuori dall’utero di una pedagogia così perfettamente calibrata, ha la capacità d’adattarsi ad altro?

Con il gruppo di studenti ci dividiamo alla stazione di Venezia Mestre.

I bambini sono così: vivono il presente perciò, mentre tu ti sei già affezionato a loro, questi si girano e se ne vanno con un distacco ammirevole.

Per strane ragioni prendo un altro treno, uno che si ferma anche nel paese della mia infanzia. Decido di scendere a quella stazione.

Mi torna forte il ricordo di quella volta alle elementari, potevo avere 9 anni, forse meno, in cui la Maestra ci diede come tema “Descrivi il posto che ti piace di più del paese dove vivi”. Fui l’unica a parlare della stazione dei treni. Mi sembrava un luogo magico e, del resto, una casa dove le persone entrano e vanno altrove, lo è per davvero.

Ricordo ancora lo sguardo della Maestra mentre mi interrogava stupita sul perché avessi scelto proprio la stazione dei treni. Penso che quel tema, di quella bambina, presagiva già chi sarei stata da adulta. E già allora, come oggi, ero capace di cogliere il buono e il bello anche nelle situazioni più insperate, gli stimoli me li trovavo da sola, passavo le ricreazioni a leggere Calvino ma se avevo voglia di giocare ai Quattro Angoli lo facevo, in modo libero e autonomo. E allora, pensando a quella bambina autonoma nella scuola pubblica, mi domando se la pedagogia steineriana sia un limite travestito da libertà.

Fammi sapere cosa ne pensi mentre cerco almeno un esemplare di steineriano adulto da intervistare.

 

(fonte: scuolacometa.it)