Cinquanta sfumature di grigio: recensione in pillola

9 luglio 2017
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Fifty Shades of Grey” ovvero “Cinquanta sfumature di grigio”  è un film del 2015 diretto da Sam Taylor-Johnson, con protagonisti Jamie Dornan e Dakota Johnson. La pellicola è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 2011 scritto da E. L. James, qui anche produttrice del film.

LaBorghiFilmFestival te lo propone perché, come sai, ci tengo a parlare di film già usciti dal botteghino da mesi se non anni, seguendo il semplice concetto che anche le cose più datate, se non le conosci, sono nuove.

Il film mette in evidenza diverse sfumature oltre alle presunte cinquanta, citate dal protagonista Mr.Grey che qui, a differenza che a casa tua, non si propone come efficace elimina macchie impossibili.

Sfumatura numero 1

La protagonista femminile, Anastasia, scelta dal perverso dominatore come prossima sottomessa da portare nella stanza dei giochi-tortura, è vergine. Il simpatico protagonista anaffettivo decide quindi di «porre rimedio al problema» (cito parole testuali tratte dalla brillante sceneggiatura) ovvero deflorarla.

Lei pare consenziente.

Lui accenna due bacetti, due carezzine e poi VRAM la fa sua alla maniera vecchia: posizione del missionario, senza troppi preamboli e via andare, passi lunghi e ben distesi.

Come nella vita vera, anche in questo film la prima volta di una donna è ineluttabilmente un pacco clamoroso.

Lei, però, pare contenta.

Del resto, come nella vita vera, essendo stata la prima volta, non sa che ci può essere ampio margine di miglioramento alla prestazione sopra citata. Se ti va di culo.

Sfumatura numero 2

Mr.Grey dichiara di voler fare ad Anastasia cose matte che non te le sto a di’, tipo mordicchiarle il labbro.

Anastasia, dal canto suo, pare contenta dell’idea.

Mr.Grey però, senza un contratto firmato dalla suddetta futura sottomessa, contratto pieno di clausole che manco la fornitura dell’Enel, dichiara di non volerla sfiorare neanche con uno scudiscio del tardo Medioevo.

Lei pare comprensiva.

Del resto questi so’ americani e senza un contratto nero su bianco non scendono manco dal letto figurati se ci salgono.

Come nella vita vera, si scopre che i contratti non servono a un cazzo a meno che non ti prendi l’avvocato, lo paghi per una causa che andrà avanti chissà quanto e poi tanto chissà quando li rivedi i tuoi soldi. Quindi sticazzi, Mr.Grey e Anastasia, che nel frattempo viene appellata dal protagonista maschile con il diminutivo “Ana”, attuando un simpatico rimando alla zona anatomica di più sollecito interesse per il nostro dominatore disturbato male, i due protagonisti, dicevo, senza uno straccio di contratto firmato, cominciano a usare bobinate di corda rossa, frustini, manicotti di cuoio and Co. per attuare un genere di erotismo vagamente somigliante a una candidissima fantasia al profumo sado-maso.

Luigia, la mia portinaia, dice che il film l’ha visto e che quelle cose le faceva ai tempi suoi però molto più spinte. Per dire.

Come nella vita vera, anche in questo film viene evidenziato che le fantasie sono più efficaci quando rimangono tali.

Sfumatura numero 3

Inizialmente Anastasia sembra pensare che tutto sommato due frustini e quattro metri di corda non è che poi rappresentino tutta ‘sta minaccia e, levati dal contratto la pratica di fisting e l’uso del divaricatore anale, decide di giocare a fare la sottomessa di un fantamiliardario ventisettenne disturbato male. Anche perché Mr.Grey finora l’ha bendata con una cravatta di seta e spazzolata con piume di pavone. Come gesto di devozione per tanta sottomissione le ha rifatto mezzo guardaroba, preso un portatile Mac, compiuto gita in elicottero e comprato una macchina nuova fiammante.

Lei pare persuasa e innamorata.

Tuttavia, dopo tre giorni di giochini che non farebbero arrossire neanche una educanda, ad Anastasia parte la gnugna con conseguente richiesta frustrata delle solite cose che chiediamo tutte: dialogo, uscire a cena, coccole.

Come nella vita vera anche in questo film viene evidenziato che Premestruo ha il suo peso e che in quei momenti te ne dovresti star chiusa nella tua splendida camera al 78° piano di un fighissimo grattacielo invece che rompere i maroni con richieste che l’altro ti ha detto da subito non poterti corrispondere.

Sfumatura numero 4: Anastasia decide di voler scendere nel macabro delle torbide pulsioni del suo dominatore fantamiliardario disturbato male e questo le dice una cosa del tipo: benissimo, mo’ ti sdrai e io ti smollo sei cinghiate 6 sulle chiappe.

Lei si piglia malissimo.

Anastasia lascia Mr.Grey ma non prima di aver pianto mille lacrime notturne colpevolizzandolo d’essere un malvagio aguzzino umiliatore di donne consenzienti che in cambio di fatti dei quali erano state ampiamente informate ricevono molti doni costosi. Frega un cazzo poi della tua infanzia difficile con madre strafatta di crack che ti spegne le sigarette addosso e con amica di famiglia che ti abusa ancora minorenne. Sei un depravato brutto e cattivo, pussa via.

Come nella vita vera, anche in questo film si evidenzia come nessuno sia mai completamente vittima o completamente carnefice.

 

Rilevo quattro sfumature in questo film che, tuttavia, è riuscito in qualcosa che credevo impossibile: farmi rivalutare e rimpiangere “9 settimane e mezzo” che ora sento caro al cuore tanto quanto un film d’avanguardia pesa.

Che è tutto dire.