Il posto Giusto

31 maggio 2011
Condividi su

Mi geolocalizzo dicendo che, quanto segue, avvenne nella città di Conegliano Veneto, provincia di Treviso.

Detto ciò, sabato sera mi organizzo mentalmente visto che nella notte ho il montaggio della mia ultima vetrina. Capisco che mancano elementi di scena fondamentali come cappello a larga falda di paglia e monili vari per abbellire il manichino protagonista.

Mi faccio un giro veloce al mega centro commerciale in voga al momento. Un EICC EN EMM ci sarà”, mi dico seco meco.

Infatti, gira che ti rigira, finisco proprio dagli svedesi sopracitati e mi perdo tra ciabatte a 3,90 euro e bracciali dorati che giusto il braccio di un manichino può non far scolorire.

A un dato momento, mi si affianca una coppia così assortita: figlia in età pre-adolescenziale e madre, giovane, sui quaranta (che come dice la mia di madre: “Ah! Adesso che ne hai trentasei di anni, le donne di quaranta ti sembrano giovani eh?”).

Alla madre giovane, sui quaranta, squilla il telefono e capisco dalla sua reazione schizzo compulsiva che il telefono non le suona spesso. Cioè mi spiego: non ha quella calma e quello scazzo di chi, come me, sa che il telefono è un mezzo per ricevere generose quantità di problemi da risolvere e che, quindi, si prende tutta la calma dal centro della Terra nel rispondere. Lei era più sul generenon mi squilla mai ‘sto telefono e quindi mi agito”.

Sotto direttive della figlia in età pre-adolescenziale, la madre schizzo compulsiva, giovane, sui quaranta, alfine risponde; dall’altra parte intuisco un marito/padre con voglia di

libertà per scorrazzare tra dvd e accessori auto ma che, come molti mariti/padri con voglia di libertà, dopo venti minuti si sente solo e vuole raggiungere la moglie.

“Semo da EIC EN EMM” > traduzione dialetto veneto/italiano: “Siamo ubicate all’interno del negozio nominato EICC EN EMM”.

Capisco nell’immediato che la madre, giovane sui quaranta, ha imparato a mo’ di pappagallo il nome della nota catena svedese dalla figlia, in età pre-adolescenziale, pronunciando il suddetto marchio in modo correttamente anglofilo.

La meraviglia totale avviene quando comprendo che dall’altra parte, il marito/padre con voglia di libertà in moduli da venti minuti, non comprende cosa sia questo EICC EN EMM e domanda (e questa volta sento tutto il tono di voce sbigottito): “EHH??! De che coeor xea l’insegna?” > traduzione: “Non ho la più pallida idea di cosa

tu stia parlando. Orsù indicami di quale colore appare l’insegna che identifica il suddetto marchio di moda svedes

e”.

La risposta “Rosso” non sembra bastare alla madre giovane, sui quaranta perché lei sì, è vero, vuole apparire giovane e moderna e inserita nel mondo agli occhi della figlia in età pre-adolescenziale ma sa benissimo che col marito/padre deve tagliarla corta.

Insomma, intuisco che tra di loro, come coppia dico, ci sarà anche un rapporto basato sull’amicizia e il rispetto ma sono giovani e, con una figlia in età pre-adolescenziale come la loro, si sentono fragili e insicuri. Compiono ogni sforzo immaginabile per stare al passo con la cultura veloce e tanto lontana dalla loro della figliola; ce la mettono tutta, davvero, ma davanti al fatto che si trovano a dover risolvere un problema concreto come quello di riunirsi all’interno di un labirintico, grosso, grasso centro commerciale veneto, bdevono diventare necessariamente pratici e immediati. Tipo che se ci perdiamo in un ghiacciaio mica possiamo star li a cincischiare, no? Dimmi dove sei e tagliamola corta.

La madre giovane, sui quaranta, comprende alla velocità della luce che EICC EN EMM COLORE ROSSO non basterà mai al ricongiungimento famigliare e quindi, calando nettamente le braghe e uscendo dal personaggio della madre al passo con lo slang, esclama con voce fredda e disincantata:

Scoltame…ghe n’é scrito ACCA E EMME” > traduzione: “Ascoltami bene, vedrai scritto ACCA E EMME”.

Con buona pace della figlia. Un giorno sarà grande e capirà.