Simboli alchemici: la copertina di 9LNovel e i suoi significati

14 dicembre 2012
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“Uroboros” art work: Elena Borghi. Graphic design: emanuele basso studio

 

Capita che un giorno un giovane scrittore talentuoso chiami per chiederti, con voce vibrante d’emozione, di disegnare la copertina del suo primo libro.

Capita d’incontrarlo dopo aver letto le sue parole e che i suoi sogni, usciti dal cassetto, prendano la forma di un Uroboros.

Capita di disegnarlo e basta, questo Uroboros, che è quello che ti viene da fare. E il filone narrativo lo sai solo te e quello che ci vedranno dentro le persone va bene. Sempre e comunque.

Capita che la sfida sia perennemente in agguato e che ti chiedano di spiegare proprio cos’avevi in testa tu, esattamente quello, quando hai fatto quel disegno. E lì è un casino, tutto sommato.

Capita anche che il luogo dove tu debba farlo sia, in assoluto, il migliore in cui straparlare. L’AtelierFORTE è, per inciso, il Fortino Maestro in cui dimorano le Regole sovvertite. Quindi, a me, piace un sacco. Ma tantotanto eh?

In occasione del vernissage per la personale di Duilio Forte “La Foresta dei Mondi” e del Mercatino di Santa Lucia, si terrà la presentazione di 9LNovel, il social thriller di Marcello Marabotti sostenuto da 20lin.es. E ci sarò anch’io a spiegare i perché e i percome di un Uroboros in copertina.

Capiterà che ci si sbronzerà con liquori svedesi, che con quelli si straparla meglio e forse riuscirò a spiegare abbastanza nitidamente che il serpente che mangia il drago chiudendo un cerchio è inteso come elemento simbolico di perpetuazione della vita, il maschile e il femminile che si compenetrano  divenendo, finalmente, complementari.

Il Niente regna fuori dall’Uroboros mentre la via per il Nulla è aperta al suo interno. Qui si colloca 9LNovel, che idealmente si identifica in un occhio smarrito, che fissa un mondo ai più ignoto. Se 9LNovel narra l’innaturale istinto di distruggere i propri simili, Uroboros racconta il naturale ciclico ritorno delle cose tutte del Creato e la materializzazione di qualcosa che prima non esisteva.

“Osservate bene questi due draghi, perché sono i veri principi della filosofia, che i savi non hanno potuto insegnare ai loro figli. Quello posto in basso e privo di ali è detto fisso e permanente, o uomo. Quello posto in alto è il volatile, la cupa vergine nera. Il primo sarà chiamato zolfo, caldo e secco. L’altro verrà chiamato argento vivo, freddo e umido… Quando si sono uniti e, quindi, trasformati nella quintessenza, possono vincere tutte le cose metalliche massicce, dure e resistenti.” (N.Flamel, Chymische Werke)

Ecco. Era questo che mi passava per la testa mentre disegnavo. Ci si becca sabato.

15 dicembre. Dalle 18 alle 24

Presso AtelierFORTE – Via Corelli 34, Milano

La Foresta dei Mondi
Mostra personale di Duilio Forte
A cura di Irina Zucca Alessandrelli