Metro 5 Milano: inaugurazione della Linea Lilla METROsexual

18 febbraio 2013
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Tra mille polemiche, durate tanto quanto i lavori per mettere a punto la metropolitana più all’avanguardia d’Europa – ovvero dal 2007 -, apre la Metro 5 di Milano.

L’impegno congiunto di Astaldi, Ansaldo STS, AnsaldoBreda, Alstom e ATM, ha reso possibile dare al Comune di Milano la prima linea metropolitana completamente automatica – cioè il tizio in divisa che si fa i turni per guidarla è stato sostituito da una centrale di controllo che può eseguire qualunque tipo di comando sui treni e sugli ambienti -, a prova di handicap – cioè zero barriere architettoniche -, a prova di suicidio – cioè ci sono delle porte in vetro e alluminio anodizzato fra treno e banchina che si aprono solo quando i treni sono completamente fermi -, a prova di inquinamento atmosferico – cioè stima annuale di 25 milioni di km in meno percorsi dalle auto private, pari 9.000 tonnellate di anidride carbonica risparmiate all’atmosfera -, a prova di colore – cioè la promessa che CON LA LINEA LILLA, MILANO SARà Più VERDE.

Sì, hai capito bene: LINEA LILLA. No, dico, parliamone.

A parte che se la scelta ardita è dovuta al voler dare “un tocco di allegria a una città grigia”, non vedo la ragione di costruire, attorno agli accessi lilla per la linea lilla, malinconici muretti anonimi adatti ad accogliere tag freschefresche e la sensazione di precarietà per un’opera tutt’altro che economica. Allora, se allegria dilagante dev’essere, abbiatelo il santo coraggio e progettatele queste discese negli inferi di Milano City a forma di fungo allucinogeno, di stampo surrealista e matrice Gardalandesca.

A parte che, a sentire designers e architetti impallati a discutere da forum altamente specializzati come skyscrapercity.com, LINEA LILLA è un pugno nell’occhio stile anni ’80 abbinato a minimalismo dei dettagli architettonici in modalità anni ’90. Insomma, polemiche per un revival architettonico-vintage che ha per protagonisti gli unici due decenni di cui non avremmo voluto più sapere nulla, prontamente attenuate dall’Assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran che dichiara filosoficamente: “Guardate alla sostanza. L’importante è che funzioni”.

Eppure, cari designers e architetti Fuffas, sappiate che vi sbagliate. Nel giorno dell’inaugurazione ufficiale, 10 febbraio 2013, con tanto di Pisapia vara convogli e biglietti gratis per la tratta più malcagata della città (San Siro > Bignami), calca e ressa e gomitate si raccoglievano a ceste. Dice: “E per quale ragione?” e dice: “Niente, per accaparrarsi i gadgets lilla della METRO 5”.

Che, voglio dire, a giudicare dal livello degli stessi, non si azzuffarono in cinquemila per una sciarpa o un palloncino, no di certo. Si azzuffarono per il colore, è palese.

Mi sento quindi di confermare che, mai come ora, i METROsexual sono venuti allo scoperto. Questi esseri mitologici, per metà uomini e metà maniaci ossessivi della perfezione, esistono. E sono tanti, più di quelli che credi. Eterosessuali palestratissimi, lampadatissimi, incrematissimi, depilatissimi, modaioli, salutisti, e, soprattutto, metropolitani, che si pongono in ferma e rigida antitesi al severo concetto secondo cui l’omo ha da puzza’. I METROsexual sono tra noi, fattene una ragione. O una Regione?