Quando una lente si rompe. Capitolo 1

28 aprile 2013
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Mai piantare chiodi in casa quando si è senza occhiali.

 

Il problema è che l’altro giorno ho scritto, per ridere, un post dove spiego che mi si è rotta una lente. Il titolo di quel post mi ha fregata perché – non so perché – ho scritto una roba tipo “Quando una lente si rompe. Prologo” (se ci clicchi sopra puoi rileggerlo). Ecco, la parola prologo implica il fatto che io porti avanti uno sviluppo della questione.

“Ma anche no, guarda” penserai.

“Eh, lo so. Ma ormai devo” risponderei.

La parola prologo vuol dire molto per me. E poi, fattene una ragione: ho dato le dimissioni da una redazione (quella di Blogo) per render conto solo alla mia Coscienza, ma non ho mai detto fosse sana.

Quindi eccoti il capitolo 1 di giorni avventurosissimi nella mia vita senza occhiali, durante i quali il mio livello di sbadataggine quotidiana aumenta del 102% rispetto a parametri già fuori legge, adotto una serie di accorgimenti per non ritrovarmi nei guai e tu, lettore fedele, smetti di leggermi perché non te ne frega un cazzo (giustamente).

Il primo giorno senza occhiali, ovvero sabato 27 aprile, mi spavento.

Mi dico che fuori piove e fa freddo e che quindi poi è anche meglio, così sto a casa a fare quei lavoretti utili che non faccio mai. Tipo piantare chiodi a caso sul muro per appendere delle cose che, obbiettivamente, stanno male; svuotare i cassetti con l’idea di liberarmi di molte t-shirts anni ‘90 che contemplano pancia e reni scoperte e che, per questo, non metterò mai più perché sono invecchiata e non riesco a ricordare come riuscissi ad andare in giro così; pensare a dei modi per riconquistarti visto che, a questo punto del post, ti ho perso come lettore per sempre.

Ecco, insomma, mi dico che ho delle cose da fare, da considerare e da pianificare ma la verità è che ho paura d’andare in giro senza occhiali. Quindi rinuncio all’avventura e mi dico che ogni mattina, appena sveglia, mi devo ricordare di guardarmi a quello specchio con le corna che ho appeso a caso in casa. Farlo mi ricorderà che il sesso viene ampiamente sopravvalutato.

Il secondo giorno senza occhiali, domenica 28 aprile, è diverso. Apro gli occhi e trovo un messaggio di Piero, il mio caro amico veneto Piero, che mi dice in modo secco e autoritario che c’è il primo “Estathé pic-nic day” al Parco Sempione e che lui porta la vodka. Decido di andare incontro all’avventura.

Il tè freddo confezionato non mi piace come non mi piace che in Italia non ci sia stata ancora una ferma presa di posizione riguardo all’unificare, con una regola grammaticale precisa, tutti i nomi dati al tè, tè, tea, the, thé, thè, per usare, finalmente, un solo termine. Sarà sempre troppo tardi quando arriverà quel giorno. Nell’attesa, solo la Wyborowa può aiutarmi.

Perciò ecco l’elenco di robe avventurose che mi sono successe e le lezioni imparate senza occhiali:

– mai piantare chiodi e fare lavoretti in casa senza occhiali.

– mai sopravvalutare il sesso o le nostre capacità personali a riguardo. Siamo tutti cornuti, prima o poi.

– vedo un signore che corre con una cuffia da doccia in testa. Mai valutare ciò che vediamo come l’unica visione corretta.

– vedo un papà con famiglia e cane isterico che chiede aiuto e cerca alcol da aggiungere al suo tè, té, tea, the, thé, thè. Viene a caricare, di Wyborowa, il bicchiere Estathé, vuoto, da noi. Mai credere che le coppie siano più felici della nostra.

– cade la catena della bici, non riesco a sistemarla perché ci vedo male, mi innervosisco quindi la abbandono a un palo dell’Arena. Mai abbandonare la speranza di rivederla.

– non vedo i nuvoloni neri all’orizzonte ma sento le prime gocce di pioggia cadere. Ho detto che sono cieca non sorda.

– penso che ce la farò a prendere il tram 5 per tornare nella mia casa sull’albero prima che si abbatta –su di me senza ombrello- l’ira di un’ora funesta d’acqua copiosa. Mai credere che l’unico modo per inzupparsi i vestiti sia lanciarsi incontro all’acqua. A volte succede il contrario.

– scopro che è molto liberatorio camminare sotto la pioggia ed essere così zuppi da fregarsene del riparo. Ti suggerisco di provarci. Mai dire mai.

– Estathé al limone e Wyborowa sono una figata di bevanda alcolica ma ora c’ho male alla bocca dello stomaco e acidità. Mai dare la colpa all’alcol. Piuttosto dalla al tè, té, tea, the, thé, thè.

Sappi che non so se mi succederanno altre cose avventurose senza occhiali da vista. Sappi anche che questo progetto non ha alcun senso. Prendila così.

 

Ringrazio Piero, Giorgia e Aurora per aver reso la mia domenica senza occhiali molto avventurosa.

“Estathé pic-nic day” al Parco Sempione. Special guest: vodka Wyborowa. Seguimi su Instagram.