Matrimonio civile, anzi, civilissimo

5 novembre 2013
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Allora, la faccenda è questa: in Polinesia con 1000 euro celebri il tuo matrimonio.

Organizzi tutto da qui con un wedding planner polinesiano che, se vuoi, poi ti fa anche da testimone. Il rito è civile, puoi scegliere se far preparare tutti gli incartamenti affinché sia valido anche in Italia oppure lasciar perdere e fare un’ulteriore promessa una volta tornati in Patria.

Se ci tieni tanto alla promessa davanti a Dio, oh, dimmi te se riesci a immaginare un posto più vicino a Dio di una spiaggia polinesiana.

Ma, soprattutto, sei apposto con parenti che non vorresti ma che devi invitare, con amici scrocconi, con inutili ore passate a pensare al tovagliato e alle vettovaglie, ai fiori, all’eterno dilemma delle scarpe: plateau sì o plateau no? “Ciaociao sbatti inutili. Piedi nudi sulla sabbia e mollatemi” lo stai già pensando vero?

Tu invita chi vuoi: chi c’è c’è, gli altri vedranno le foto che pubblicherai sui social. E non ti preoccupare di risultare maleducato o delle critiche – da parte degli invidiosi che un viaggio così non se lo possono permettere per diverse ragioni – che una scelta così comporterà. Tu pensa che sono gli stessi invidiosi che prima, durante e dopo il tuo matrimonio tradizionale, dove avrai speso fior di migliaia di euro per fare in modo che nessuno abbia da ridire, avranno da ridire.

Se proprio ci tieni a spendere 30 mila euro per unirti eternamente al tuo amato almeno spendili per farti una vacanza che mai nella vita avresti pensato di fare e, al limite, per concederti lo sfizio di arrivare all’altare civile a bordo di elefante.

Più scrivo e più mi sale la tentazione di organizzare il mio matrimonio, arrivare in groppa d’elefante in spiaggia, vestita di bianco e, con addosso la migliore delle mie facce stupite, constatare che non c’è nessun lui ad aspettarmi.

“Evvabbè ragazzi, si vede che non se la sentiva… ma tutte ‘ste bollicine rosée mica le vorremo buttare no?”