Tre gentiluomini e un bagaglio

1 febbraio 2016
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gentiluomini italiani

 

Torno a Milano, in treno, con un bagaglio pesantissimo.
Penso: «Come farò a fare le scale, come farò a salire e scendere dal treno, come farò ad arrivare fino a casa?».

«Boh» mi rispondo.

In tanti anni di treno trovare un uomo che mi aiutasse col bagaglio è stato più raro che trovare un uomo in generale. Il che è tutto dire, considerando la mia personalissima esperienza.
Tant’è.E c’è poco altro da sperare se non di riuscire ad arrivare a casa senza contusioni.

Invece no.

Invece arrivo alla mia carrozza, prima di me sale un ragazzo sui trent’anni, io mi accingo a trasformarmi in Ercole e lui invece si gira e mi chiede: «Hai bisogno di aiuto?». Io lo ringrazio, dico che sì, sto parecchio incasinata in effetti. Lui alza la valigia, mi sorride e, mentre mi sciolgo in ringraziamenti, replica gentile: «Ma figurati, non ho fatto nulla».
Tre ore di viaggio a malapena bastano a farmi riprendere da questa piacevole sorpresa che subito arriva il bello: scendere dal treno.

Faccio passare tutti, mi avvicino all’uscita quando eccolo: sale un energumeno poderoso, quarant’anni circa, mi guarda e dice: «Prego, posso aiutarti?». Trattengo le lacrime di gioia a stento, lo invito a essere cauto che l’ernia è dietro l’angolo e sarà tutta colpa mia ma lui, solido, risponde: «Figurati dai! Non c’è problema».
Ancora scossa, esco dalla stazione, prendo un taxi con un mezzo sorriso stampato in faccia, arrivo a casa e ora arriva il bellissimo. Passi entrare dal cancello, passi anche trascinarmi fino al mio ballatoio, passassero anche quei dieci gradini in discesa ma quei quindici in salita per arrivare finalmente al portone della mia casetta come li facciamo?
Son lì che mi concentro per calarmi nella parte, che alle mie spalle giunge una voce: «Hai bisogno di una mano?».
Mi giro lenta, gli occhi sbarrati da pazza incredula e vedo lui, un giovane sbarbato sui vent’anni che di certo pesa meno della mia valigia.
Gli chiedo se fosse una qualche specie di eroe moderno mentre lo esorto ad andarsene perché avrebbe alzato quella valigia e mi avrebbe maledetta.
Lui sorride, alza la valigia, senza dire nulla fa quei gradini con estrema agilità e, non appena finisce, mi sorride dicendomi: «Vai tranquilla».
Non vive neanche qui. È solo un amico di qualche mio vicino passato a trovarlo.
Capisci?

Ecco, il mio sorriso ora è gigantesco. Quel genere di sorriso che mi viene quando qualcuno o qualcosa riesce a farmi rimangiare le mie false convinzioni. Perché è bello poter pensare «Mi sono sbagliata. Grazie per avermelo fatto comprendere».
Solo gli stupidi non cambiano idea, dicono i saggi. Ed è tremendamente vero.
Ti auguro di accorgerti di aver sbagliato una qualche valutazione almeno una volta al giorno, di cambiare la tua idea in qualcosa di meglio.
È bellissimo.
Grazie a quei tre cavalieri anonimi.

Questo 2016 promette già bene.