Violenza sulle donne: la gelosia invalidante

16 febbraio 2018
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“La gelosa” di Alessandro Milesi, 1930, olio su tela. Milano, Galleria di Piazza Scala.

 

Una volta ho creduto d’aver provato la gelosia.

Ti parlo di parecchi anni fa, c’era ancora l’Impero Asburgico post epoca napoleonica, ero giovane e tendevo a far confusione tra i sentimenti.

I fatti mi dimostrarono poi che non si trattava di gelosia ma di autopreservazione. Ma questa è un’altra faccenda.

Ecco, credo che la gelosia insieme a molti altri sentimenti come la rabbia, l’amarezza, l’odio, la cupidigia, la grettezza siano semplicemtne amore allo stato infantile, non ancora maturato.

Ben altra cosa è la gelosia invalidante.

Quella che sei convinta esista perché l’altro ci tiene a te, quella che ti fa vestire come vuole lui per evitare problemi, quella che devi stare sempre con me. E poi un giorno, non sai neanche tu come, ti ritrovi a vivere una vita che non è più la tua.

Quel tuo “amore della vita” è riuscito a modellarti come un panetto di creta, allontanandoti da tutto e da tutti, convincendoti che questa è la cosa giusta e lui l’unica strada percorribile.

Certo, a volte volano pure due sganassoni ma poverino, ha avuto un’infanzia difficile, mica felice come la mia e poi sono l’unica a capirlo, cosa faccio? Non posso voltargli le spalle!

Del resto me li ero anche un po’ cercati quegli sganassoni… me l’ha detto tante di quelle volte che se mi trucco divento volgare. Lo fa per me, perché ci tiene che gli altri non pensino male.

Mica come mio padre, che me lo ricordo come una figurina silente, nascosta dietro il giornale.

Due gambe con corpo di Corriere della Sera, ecco cos’era mio padre.

Lui, il mio amore, invece ci tiene a me, al mio bene… a volte gli scappa la pazienza, tutto qui, ma, che diamine! Nessuno è perfetto! Se stai a guardare la perfezione rimani da sola.

E io non voglio restare da sola, io ho bisogno di lui anche se la mia vita assomiglia a una prigione e tante volte, quando torna a casa la sera, mi chiedo se vedrò la mattina, anche domani.

 

Ecco, quando arrivi a questo punto c’è solo una cosa che rimane da fare: guardare bene la direzione che sta prendendo quel tuo amore con la tua vita in mano, girare i tacchi e andare dalla parte opposta, possibilmente correndo.

Perché un insicuro, violento, possessivo, manipolatore, osessivo, carnefice ha la possibilità di esercitare la sua natura solo se incontra chi glielo permette.

E non sei tu.

Quando arrivi a giustificare le sue gesta, quando arrivi a pensare che i suoi atti di violenza siano lo specchio di un amore romantico e non di un problema grave, che siano le prove di un amore grande e non la prova che quella persona ha dei disturbi, ecco, quando arrivi lì vuol dire che gli hai concesso tanto, troppo spazio nella tua mente e nel tuo cuore. Così tanto che non sei più tu ma lui.

Gli adulti, quelli veri, sono fautori del proprio destino attraverso le proprie scelte, lui con le sue, tu con le tue e tu devi rispetto a te stessa. A nessun altro.

Onora quindi i tuoi passi, che troppo poco lo fai, porta la tua luce nel mondo e rendilo un luogo migliore.