Non me ne voglia Platone, ma Lei è un gran cazzaro

24 luglio 2011
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“Non me ne voglia Platone, ma Lei è un gran cazzaro”

“Orsù dunque Madama, non comprendo cotanto astio”

“Platone, Lei si sta esprimendo con una lingua italiana riconducibile al tardo seicento. Lei è greco ed è nato attorno al 428 avanti Cristo. Capisce che questo non aiuta affatto a farmi cambiare idea?”

Io sono Platone. Vado al di là di ogni tempo. Vorrei comprendere e sviscerare nel profondo le ragioni che Vi muovono verso questo dialogo polemico”

“Mi Da del Voi? È la prima volta che mi succede. Nella nostra epoca s’è persa questa meravigliosa distanza. Tornando a noi, dandoci del voi, Vi do atto della fantasia, ah guardi, niente da dire e Ve ne rendo merito. La storia secondo la quale nella notte dei tempi non esistesse genere femminile o maschile ma solo esseri con quattro braccia, quattro gambe e due teste la trovo suggestiva. La troverei anche pratica ora come ora, guardate cosa arrivo a dirVi ”

“Vedete Madama, mi detti delle spiegazioni. O almeno cercai di farlo poiché, nell’era in cui vissi, nessuno si prodigò a farlo. Se il fine ultimo della natura umana è cercare il suo corrispettivo, mi domandai, quindi perché donne e uomini si cercano per poi scacciarsi?”

“Ah, ma anche in quell’epoca Vostra andava così la faccenda?”

“Certo. È sempre stato Mondo, come diceva mia nonna. Quindi Voi non concordate sul Simposio? ”

“Ma non è che concordo o non concordo, per l’amor del cielo. Che adesso, guardi. c’ho lo sconforto e magari Vi sembro dura. In realtà la metafora del fulmine che divise…”

“ No! Che metafora? Guardate che il grande e onnipotente Zeus divise veramente con un fulmine gli esseri della notte dei tempi! Lo fece per davvero!”

“ Sì, vabbè, Platone, se non ci credi tu chi ci deve credere? C’hai ragione: per proporre un prodotto vincente il primo a crederci dev’essere chi lo presenta. Scusate Platone, torno al Voi. È che quando devo sfogare passo al Tu in un secondo. Adesso Volete dirmi che il marketing è roba Vostra?”

“Ignoro di cosa stiate parlando”

“Ecco, bravo. Statevene al Vostro posto che ce n’è già che basta di gente che parla di marketing. Comunque, adesso veramente ci tengo a dirVi che, alla fine, non è per cattiveria che Vi parlo così. Il fatto è che io, a questa storia. c’ho creduto davvero. Cioè Voi avete fatto più danni di Andersen e dei fratelli Grimm messi assieme, che giusto quattro sgallettate della mia età credono ancora al Principe Azzurro. Ma la storia della mezza mela….ehhhhh…..quella s’insidia come una serpe sotto pelle. Annida convinzioni, speranze, sogni, illusioni nella sotto corteccia celebrale. Voi, credetemi, avete persuaso generazioni e generazioni che la storia dell’Anima Gemella fosse una storia vera”

“Ma io non ambivo a tanto”

“Voi non avrete ambito a tanto ma così andò. Per quanto mi riguarda almeno, segretamente, nel subconscio, ho sempre covato la necessità di scovare la mia mezza mela. Passi la faccenda degli esseri divisi dal fulmine di Zeus, passi che Darwing c’ha spiegato che la specie umana ha tutt’altra origine, passino queste cose alle quali è comprensibile e logico non credere e allora mi dico: perché credere alla mezza mela e all’Anima Gemella?! Eppure Voi ce l’avete proprio raccontata bene”

“Il concetto di Anima Gemella è in genere associato all’implicazione che esista un solo essere amoroso predestinato per ciascuna persona, e quindi è affine e correlato a quello di vero amore”

“Ma Lei ha visto in che situazione stiamo? Ci sono uomini che soffrono perché dicono che non trovano donne che vogliano donarsi con amore vero, e viceversa. Il fatto è che queste due schiere di sfigati non si incontrano mai, preferendo dedicarsi a chi, alla storia dell’Anima Gemella, proprio non vuol pensare! Così ho ritenuto giusto ripassarlo ‘sto concetto e quindi pensa che ti ripensa, ho deciso di fare una vetrina su questo tema”

“E cosa sarebbe questa “vetrina”?”

“Una specie di scena fissa, come nel teatro greco, solo che, oltre a essere meno nobile, è anche atta a vendere un prodotto o un concetto. Di fatto ho rappresentato un prodotto Vostro, Platone, o cercai di farlo, quanto meno”

“Interessante questa “vetrina”. E come è andata? Ha scosso le coscienze? Ha ribadito che nell’Anima Gemella bisogna credere?”

“Scosso le coscienze non lo so però so, dal mio cliente (Andreani spazi di valore QUI, ndr) che uno dei primi commenti è stato “Non so cosa cazzo voglia dire, ma è bella”. È grazie a quella persona che son qui a parlarne con Voi ma anche perché era da un po’ che volevo sfogarmi su questa faccenda”

“Mi fate piacere. Non avevo mai udito d’una vetrina che parlasse del mio Simposio. Son cose che gratificano”

“Massì Platone, alla fine è tutto molto semplice: ci si vede, ci si incontra, si capisce che c’è un corrispettivo nell’altro e tutto è lampante, chiaro come un’idea geniale proprio perché semplicissima. L’illuminazione è riconoscersi. Il lavoro che comporta mantenere l’unione, bè, quello è un lavoro duro ma proprio perché Anime Gemelle si troverà anche il modo, no?”

“Credo di sì, credo che ne valga la pena”

“Credo anch’io Platone. Sono felice d’averVi parlato. Alla fine siete una brava persona. E, badate bene, non ho cambiato idea. Ai miei occhi siete sempre un gran cazzaro, ma sono felice che ci abbiate raccontato questa bugia”.