Come cani sciolti

21 agosto 2011
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In Italia siamo conosciuti e stimati all’estero per tre, evidenti caratteristiche:

1) senso dell’organizzazione diffuso che produce, a sua volta, processi burocratici snelli;

2) un sistema parlamentare e legislativo che non privilegia in nessun modo la classe politica;

3) l’estate torridamente ostica di Milano.

Io mi metto nei panni di quel povero turista che riesce, in un batter d’occhio, a vivere con piena facilità i punti 1) e 2). Infatti, sin dai primi passi nel nostro amato Bel Paese, è inevitabile imbattersi nel senso d’organizzazione diffuso, nella snella burocrazia e in politici che vivono della carità del cittadino ma egli, il turista studioso degli italiani saperi, quando arriva a Milano, pronto ad  assaporare temperature inverosimili, abbinate a gradi d’umidità insensati, il tutto accentuato da calori prodotti dall’artifizio umano, rimane deluso.

“Ma dovevo beccare proprio un’estate così fresca? Un’aria così ventilata abbinata a un sole rigeneratore? Ma che sfortuna! Un’estate così vivibile a Milano….mai successo! E chissà quando potrò tornarci, per vivere appieno il macabro torridume”.

E vuoi non fargli fare la foto con testa sotto una delle vedovelle milanesi?

Quindi? Come si fa? Tranquilli che ci pensa La Borghi.

Eravamo rimasti che me ne andavo temporaneamente dal mio lavoro presso l’OSTELLO BELLO per cinque giorni tra cani giganti e metrate infinite di caldo e peloso e polveroso velluto.

Ecco che in concomitanza con l’inizio di questo lavoro, parte la tanto attesa estate torrida milanese, proprio quella che tutto il mondo ci invidia.

Se migliaia di turisti, accorsi da ogni angolo del globo, sono riusciti a vivere il punto 3) della lista di cose che l’estero ci invidia, è grazie al velluto che dovevo maneggiare in questi giorni.

Immagina un cane, una volta e mezza più grande di un cane reale. Immagina che questo cane è stato scolpito con un materiale che, per sua natura, ha in sé la capacità di produrre una quantità  infinita di polvere finissima ed elettrostatica. Immagina che, la suddetta polvere finissima, riesca a rivestire il 98% della tua pelle e che riesca a infilarsi ovunque, anche nelle più profonde cavità anatomicamente corrette (stavo parlando dell’ombelico).

Immagina, inoltre, un gruppo di persone formato da sei ragazze e un ragazzo, chini, ognuno sul suo cane gigante, intenti a rivestirlo, in modo chirurgico, con pezze di morbido, caldo, sensuale velluto. Immagina, in abbinamento a quanto sin’ora descritto, 40 gradi centigradi e umidità malese.

Eravamo sciolti. Anzi, eravamo come cani sciolti, sguinzagliati in un laboratorio nella zona più cementificata di Milano, dove l’aria corrente è bandita, probabilmente da un decreto legislativo, e noi lì, a svangare una mole di lavoro importante, in pochissimo tempo.

Si sa che il panico da consegna unisce le genti ma, mica così scontato che si stia anche bene insieme e il segreto per superare certi momenti, è proprio questo.

Durante la giornata lavorativa si sparano una serie dosata, ma inevitabile, di cazzate perché, per coltivare l’armonia di staff, bisogna ridere.

Si mette ottima musica di sottofondo per ballare perché, per coltivare la resistenza di staff, bisogna sciogliere i muscoli.

Si beve anche un bicchiere di vino a fine giornata perché, per coltivare l’ unione di staff, bisogna raccontarsi.

Insomma, si fa gruppo.

Poi, quando tutto finisce, ognuno torna ai suoi lavori, alla propria vita, dimenticando un po’ quella fatica, ma mai si dimentica l’alchimia di quei momenti insieme.

E quindi, dopo aver passato 5 giorni con “4565 gradi periodici post big-bang, con un’ umidità pari ad una serra guatemalteca in un giorno di fioritura” (citazione tratta da “Deliri  di un uomo che si crede allodola, che in realtà è pipistrello ma che diventa pavone”) dedico a Giovanna, Michela, Otta, Ambra, Antonio tutta la mia stima. A JoAnn, ideatrice dell’allestimento, un grazie speciale per aver permesso all’estate milanese di sbocciare attraverso la scelta d’usare il velluto.

A tutte dico: ci vediamo all’ inaugurazione dell’allestimento, con scarpetta di cristallo tacco 15, come vere cenerentole che da sguattere diventano sventole.

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