Viaggio all’Ostello Bello: cuori che battono in muri che vivono

4 febbraio 2012
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“Passenger Siren” disegno di Elena Borghi presso i muri di Ostello Bello, Milano.

 

Cosa può mancare in una città come Milano?

Certo, quando ti ritrovi davanti l’Ostello Bello fatto e finito non hai dubbi asserendo “Era proprio un posto così che mancava” ma quando l’Ostello Bello non aveva neanche i muri, allora quello era il momento più difficile, in cui lungimiranza e creatività si fondevano in imprenditoria.

I tre soci fondatori, insieme a tantissimi amici e collaboratori che rimangono un pochino nell’ombra ma ci sono eccome, oltre a seguire l’idea dalla sua genesi, si sono anche rimboccati le maniche, scontrandosi con mille, inevitabili problemi che la creazione di un posto così comporta.

Un giorno Il Ceri mi chiama e mi dice: “Borghi, quando vieni a trovarci all’Ostello? Siamo ancora in cantiere ma stiamo per ultimare.” Era luglio e credevo fosse un invito per due chiacchiere di condivisione con un amico che sta cominciando un’avventura. Non credevo che poi ne sarei rimasta talmente coinvolta da accettare la loro proposta di “pensare a qualcosa da fare sui muri”.

In realtà quei muri e quei disegni c’erano già, io li ho visti subito, davvero. Impressi nell’intonaco, mi hanno urlato forte la loro volontà d’uscire allo scoperto.
Butti giù due schizzi, li fai vedere ai ragazzi e vedi che i loro occhi si accendono perché, si sa, le loro son teste capaci di immaginare un risultato finale anche quando è solo un accenno d’idea. Allora capisci che in quel preciso istante sta nascendo qualcosa di speciale perché condiviso, perché gioia di tutti e una scossa elettrica comincia a salire dai piedi.

Magari fosse sempre così. Se non altro per il risultato finale. Perché all’Ostello mi sentivo davvero libera da tutto: dai vincoli, dalle pressioni, dagli schemi imposti e dalle lotte che spesso il mio lavoro comporta nel contatto con il cliente.
Quella scossa elettrica non mi ha più abbandonata lungo i gradini dell’Ostello Bello ma, anzi, è aumentata sempre più vorticosamente, alimentando le mie mani con un’energia che sembrava possedermi.

Tre piani di muri che ho realizzato in sette giorni (anziché i quindici preventivati), con un pennarello, persa in una trance che ancora oggi ricordo con incredulità. Tutt’ora, quando rivedo quei personaggi, THE PASSENGERS, stento a credere che siano nati da me. Preferisco considerarli anime presenti in quel luogo da sempre.
In quei giorni mangiavo solo pane, miele e mele, andavo a letto sfibrata e svuotata ma mi svegliavo felice e piena di energie perché andavo a disegnare all’Ostello. Giorni incredibili, davvero, durante i quali ho buttato fuori tutto un mondo che premeva dentro da troppo tempo e che ora è lì, su quei muri che vivono.

Ecco il video della puntata di Generazione S di La3tv dedicata all’Ostello Bello, ai suoi protagonisti e ai personaggi di THE PASSENGERS:

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