Macchie dell’Anima: dentro ai cromatismi delle persone

6 agosto 2013
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Macchia dell’Anima di Elena Borghi realizzata da Luisa Fabris.


Esistono doni che arrivano inaspettati, come un aeroplanino di carta che atterra esattamente lì, tra le tue mani.

Così, per caso, scopro il progetto Macchie dell’Anima, ideato dalla pittrice Luisa Fabris, cominciato l’11 settembre 2010 e tutt’ora in corso d’opera.

Entrando nel sito del progetto (vedilo QUI) puoi compilare un questionario che, oltre a essere monitoraggio sull’oscillazione del gusto cromatico degli individui, fornisce a Luisa una serie di dati fondamentali per identificare la tua Macchia dell’Anima. In seguito all’attenta analisi delle tue risposte, l’autrice realizzerà su una superficie quadrata di 25×25 cm la tua Macchia.

Non c’è obbligo d’acquisto di tale opera ma, ovviamente, viene data priorità di realizzazione e inserimento nella gallery alle opere pagate (recapitate a mezzo posta, il costo totale è di 60 euro).

Ecco cosa mi racconta Luisa Fabris.

Elena Borghi: Qual è il tuo metodo per cogliere l’anima cromatica delle persone?

Luisa Fabris: “Il progetto funziona anche perché c’è del mistero legato alla realizzazione, quindi vorrei mantenere questa linea di riservatezza. Tuttavia, ci tengo a specificarlo, non ci sono collegamenti a stregonerie o “sensitismi” vari! Il sistema è molto razionale, empirico tuttavia dotato di condizioni inafferrabili… come nella vita!”

E.B.: Penso al detto popolare Non esistono domande stupide, solo le risposte possono esserlo. Nel caso specifico del tuo questionario non si rischia mai brutta figura…

L.F.: “Assolutamente no! Anzi, il questionario e le risposte che ne derivano sono la preziosa tavolozza a mia disposizione. Se poi si aggiungono allegati come immagini o parti scritte a mano, ho la possibilità di definire ancora più precisamente forme e percentuali di colore di quella data persona e quindi di quella che sarà la sua Macchia.”

E.B.: Quanto incide la situazione personale presente nel momento della compilazione del questionario?

L.F.: “Di certo i questionari sono legati a un tempo cioè al tempo specifico di compilazione vissuto dall’intervistato. Per esempio: se l’intervistato è incinta e me lo comunica, la lastra avrà una forma diversa rispetto a quella di donne non gravide.

Non sono comunque “macchie di verità” nel senso che io faccio solo ciò che tu vuoi che io conosca di te. Il questionario è la mia ispirazione ma, passati cinque minuti, potresti anche compilarlo in maniera diversa. Potenzialmente una sola persona potrebbe farsi una collezione di Macchie diverse tra loro perché non è un sistema digitale o puramente matematico ma è molto artigianale, realizzato da una persona singola. Questo per me è un dato importante da specificare perché si tende a pensare ci sia una ditta di manovali dietro al progetto!”

E.B.: Capisco la tua volontà di mantenere della riservatezza sul metodo con il quale arrivi a tracciare le Macchie, ma non puoi sfamare un pochino di curiosità mia e dei lettori?

L.F.: “Per prima cosa traccio una sorta di “mappa” legata alla nascita: tema natale astrologico, oroscopo cinese, mi aiutano a indagare l’ultrasensibile del soggetto. Molto importante è considerare anche l’origine della persona: tra un africano e u­­n cinese il gusto cromatico cambia.

Poi determino le tecniche dei colori: se all’intervistato piacciono il blu e l’arancio ma odia il marrone (che è la somma di quei due colori), sceglierò un colore ad acqua per il blu ed uno smalto o una resina per l’arancio di modo che non si possano mescolare tra loro. Se invece, per ipotesi, all’intervistato piacciono giallo, rosso ma anche l’arancio (che è la somma dei primi due), posso usare tecniche simili e farle fondere tra loro tranquillamente.

Come vedi determino dei limiti e su questi faccio delle scelte tecniche.”

E.B.: Tu che sai leggere i colori in modo approfondito sai vedere anche l’intima essenza dei tuoi intervistati. Che grado di coinvolgimento emotivo si sviluppa in te?

L.F.: “Dico sempre che è come se qualcuno varcasse la mia soglia di casa per farsi conoscere. Ogni Macchia contiene le gioie e le seduzioni della vita ma anche le mancanze e le sofferenze di una persona. Io tento di modularmi attorno a ogni singolo questionario.

Ovviamente c’è anche un’analisi legata al sentimento, alle intenzioni dell’intervistato e qui si apre un mondo. La lastra può cambiare forma, venire forata, modellata, graffiata, appesantita da brillanti o gocce di vetro. Ogni intervistato è sempre una nuova scoperta, un’emozione, un brivido perché scopro qual’è il suo punto di vista, come affronta la vita e quello che vive in quel momento, le sue sofferenze ma anche i momenti sinceri di felicità.”

E.B.: Tutto sommato vige la regola che confidare se stessi a uno sconosciuto risulta più facile come strumento di autoanalisi.

L.F.: “Confidare il proprio intimo a una persona che non ti giudicherà mai perché non ti conosce, scagiona qualsiasi inganno e permette di aprire accessi alla tua verità senza timore.

Infondo si sta parlando solo di colori… prendo il meglio e cerco di darne una forma compiuta tramite il colore e la lastra.”

E.B.: Quanto questo lavoro di analisi degli altri serve anche a comprendere meglio te stessa?

L.F.: “Ogni volta che realizzo una Macchia mi piace e me ne innamoro, le trovo tutte stupende nella loro identità. Dedico tempo a ognuna di loro e alcune si realizzano subito mentre altre mi danno difficoltà a entrarci perché, magari, più distanti da me. Se conosco l’intervistato è molto più semplice creare la Macchia e andare sul sicuro.

È una ricerca personale dove io però non esisto. Sono al servizio delle persone e mi adopero con tutto quello che so a livello teorico (conoscenze plurisensoriali e parascientifiche, sistemi di rappresentazione visiva, storia dell’arte), a livello tecnico (materiali grafico-pittorici, tecniche pittoriche, ricette) e a livello empatico, di comprensione dell’altro (comunicazione del sentimento, gestualità orientale, disciplina e istinto)

Sicuramente quando ho iniziato Macchie dell’Anima pensavo a un sistema di giochi ma pian piano sto scoprendo un mondo, anzi, IL mondo”

E.B.: Lavori sulla Teoria dei Colori ne sono stati fatti molti. In cosa si distingue dalle altre indagini il tuo lavoro?

L.F.: “Dietro a dei semplici colori si nasconde molto della persona che li indica e trovo che la dinamica cromatica soggettiva sia una tematica indagata, a tutt’oggi, in modo molto parziale. È sempre stato preso in considerazione il colore come comunicazione simbolica, una teoria applicabile solo su una cerchia limitata di persone. Con l’apertura delle frontiere, la facilità di relazione tra diverse culture, le teorie decadono. Chiedi a un africano, a un cinese, o a un italiano di colori caldi e freddi? Parliamo di giurassico…

Tutto quello che invece riguarda studi legati all’antroposofia, al colore come specchio di un’aurea spirituale, sembrano funzionare solo per alcuni soggetti.

Mi servono molti questionari per chiarire bene le ipotesi.”

L’opera Macchie dell’Anima è un’opera che comprende tutti. Puoi partecipare anche solo inviando le risposte al questionario (vedile QUI) e, in seguito, decidere se acquistare la tua personale Macchia.

Il progetto è sostenuto da DONOXDONO (donoperdono) un gruppo informale che si occupa di ricerca pittorica e sostiene progetti d’arte contemporanea innovativi.