Non ci vedo bene ma ci sono: posta del cuore a Dio (Ottava Lettera)

6 ottobre 2013
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Rara immagine di Dio, ritratto in un momento di distrazione. Disegno di Elena Borghi.

 

Perse tutte le speranze, non ti rimane che scrivere a Dio, sperando che risponda.

Questa è una rubrica domenicale nata a Sua insaputa ma, ovviamente, anche a Sua immagine e somiglianza.

Domande, pensieri, parole, opere e omissioni di gente che, una qualche risposta precisa la vorrebbe. E chissà che magari un giorno non arrivino anche.

 

Caro Dio,

non so bene da che parte cominciare, non mi sono preparato nessun discorso. Tutto sommato ti sto scrivendo perché, forse, il vino ha avuto la meglio sul mio Inconscio il quale mi fa scrivere una lettera, per una volta, anziché farmi scopare con una delle tante che becco per non stare da solo con me stesso.

Se potessi ti chiederei di farmi rinascere più risolto al prossimo giro di vita, più consapevole e, già che ci siamo, più onesto verso me stesso. Purtroppo però, che io sappia, il tuo ruolo cristiano non ti permette di attuare nessuna reincarnazione, quindi è una la vita che ci dobbiamo giocare, poche balle. Se poi mi vuoi rivelare, come sospetto, che sei Il Tutto ovvero Dio cristiano, buddista, musulmano, pagano allora tieni presente la mia richiesta, per cortesia.

Spero solo, con tutto il cuore, di non scoprire che sei donna perché allora lì sì che per me saranno cazzi amarissimi.

Non so quando ho cominciato a mentirmi. Forse non si cominciano certe cose, semplicemente si nega da sempre e si va avanti più che si può, magari adducendo patologie come bipolarismo, psicopatia o schizofrenia. Scuse che funzionano in quest’Era, tutto sommato.

Davanti a una domanda diretta che coglie una questione irrisolta tendo a negare la verità al mio interlocutore semplicemente perché il primo a cui mento e ho sempre mentito sono io. Mio padre lo detesto ma dimostro di amarlo, mia madre non la stimo ma dimostro di idolatrarla, creo situazioni nelle quali io possa esprimere a me stesso giudizi negativi sul mio Io ma, con il mio atteggiamento, faccio in modo che tutti mi riconoscano le migliori qualità umane e intellettuali.

Tutti tranne qualche ex, forse.

Mi muovo diviso tra lo schema mentale dell’8 in piedi, vicino al divino: bravo ragazzo, lindo, allegro, gioioso, giocoso, altruista, solare, e quello dell’∞ sdraiato, vicino al demone: antipatico, scontroso, introverso, ombroso, triste, tormentato, sadico. Fondamentalmente so d’essere entrambe le cose, come tutti, luce e ombra, ma mi manca decisamente l’equilibrio, è sempre il vino a farmelo ammettere.

A volte sogno di poter aprire il mio vaso di Pandora e indagare nel buio perché so che è nella caverna di cui ho paura che troverò il tesoro che cerco. Ma è difficile Dio e quel demone fa una cazzo di paura che non te la spiego. Allora mi dico che val la pena far finta di niente, vivere il presente cavalcandolo alla grande e andare avanti senza pormi troppe domande. È dura perché l’odio per me stesso sale insieme a rabbia, solitudine e assenza d’amore, che sostituisco con altre cose che non c’azzeccano niente ma che mi dico essere amore.

Così stasera non c’è nessuno con me, sono ubriaco e ti scrivo fondamentalmente per chiederti: secondo te, il Milan, quest’anno ce la fa?

 

Lettera Firmata

 

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