PIERLUIGI GHIANDA, storia di una persona-luogo

5 ottobre 2013
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Foto di Giancarlo Pradelli.

 

Ci sono persone che, quando le incontri, è sempre una gioia. Così capita che mi ritrovo sul set per lo spot Hip Hop Watches, con un gruppo di persone che, di fatto, sono così affini tra loro da esser diventati inevitabilmente amici. E allora lavorare diventa una festa tra professionisti serissimi dall’animo giocoso.

Così incontro Patrizio Saccò, direttore della fotografia, occhio fine, sensibilità rara. Insomma, uno di quegli esseri che testimoniano quanto squisitezza d’animo e sublime professionalità possano tranquillamente convivere in uno stesso corpo.

Il giorno in cui ci siamo salutati, mi ha donato un progetto indipendente, da lui diretto, scritto con StudioLabo che l’ha anche prodotto. Ha accompagnato il dono con queste parole: “È una storia che ho amato raccontare. Vedila. Secondo me ti può piacere”.

Ecco, la storia s’intitola “L’uomo che firma il legno” ed è quella di Pierluigi Ghianda, entrato prepotentemente nella famiglia di Guide incontrate nella mia vita e alle quali devo parte del mio Io.

L’incontro con il più grande ebanista italiano vivente, invece, lo devo a Patrizio che mi ha donato questo documentario dai colori chiari, come la luce che Il Ghianda sprigiona.

Ci sono persone che, quando le incontri, non ti abbandonano più. Il Ghianda è uno di questi.

Brianzolo di nascita, figlio del Cosmo per natura, incredibile conoscitore del legno, anzi, unito da carnale fusione allo stesso, ha fatto la storia del design internazionale rimanendo nell’ombra, progettista attivo insieme ai più grandi nomi del design, mai silente esecutore.

Eredita la bottega dalla famiglia, decide di voler continuare a lavorare poco con i macchinari e tanto manualmente, attua una scelta di vita controcorrente, prediligendo prototipi, serie limitate e sfide all’industrializzazione, rifiutando caparbiamente le commesse che prevedano la ripetizione infinita di un medesimo gesto.

Il Ghianda è un produttore di gioielli di legno, realizzati alla perfezione, nel pieno rispetto della materia prima, del carattere e dell’odore di ogni singolo pezzo di cipresso, ebano o pero. Lui, il legno, lo carezza come si carezza la pelle  dell’amore della vita.

Al di là della curiosità che puoi provare verso Il Ghianda che, voglio dire, venirne a contatto anche solo attraverso questo documentario, corrisponde a innamorarsene immediatamente. Al di là dell’interesse per il mondo del design (nel dvd tanti contributi tra i quali Castiglioni, Aulenti, Boeri, Daverio) o per una materia prima come il legno. Al di là di tutto dico, questa è una storia che, a mio avviso, dovrebbe entrare a far parte dell’educazione delle giovani menti e, senz’altro, della rieducazione di molte altre.

“Ogni materiale quando è lavorato bene diventa prezioso” è una di quelle frasi che insegna. Tanto.

Sento vicino Il Ghianda, sento forte la sua volontà d’imporre una logica che non si sposa con l’era moderna e che urla forte quanto la magia dietro a un pezzo di serie limitata non può avere lo stesso eco sulla larga scala. Questa è la storia di una scelta di vita, la sua. Probabilmente imprescindibile dal suo essere, riflesso di un cuore sincero, di un’anima grande, di una mente luminosa e di una passione onesta.

 

Grazie Ghianda.

 

PER AVERE LA TUA COPIA DI “L’UOMO CHE FIRMA IL LEGNO” VAI QUI.