Non ci vedo bene ma ci sono: posta del cuore a Dio (Ventiquattresima Lettera)

26 gennaio 2014
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Rara immagine di Dio, ritratto in un momento di distrazione. Disegno di Elena Borghi.

 

Perse tutte le speranze, non ti rimane che scrivere a Dio, sperando che risponda.

Questa è una rubrica domenicale nata a Sua insaputa ma, ovviamente, anche a Sua immagine e somiglianza.

Domande, pensieri, parole, opere e omissioni di gente che una qualche risposta precisa la vorrebbe. E chissà che magari un giorno non arrivino anche.

 

Caro Dio,

mi chiamo Assunta ma non ho una busta paga, neanche le malattie e le ferie pagate, neanche la tredicesima.

Non ho mai amato il mio nome anche perché, una volta, tutti mi prendevano in giro per essere una lavoratrice autonoma che si chiama Assunta. Adesso quella che ride sono io, a volte.

Faccio parte di quella generazione di bambine alle quali venivano lette le fiabe per impartire l’educazione comportamentale e sentimentale. Temo che questo abbia avuto un peso nella mia formazione personale.

Se avrò figlie, non leggerò loro Biancaneve, la Bella Addormentata, Cenerentola o altre fregature simili e non farò vedere i classici della Disney. Non ti dico la fatica che ho fatto a conciliare quel “e vissero felici e contenti” con “la verità è che ti devi fare un mazzo così per tenere in piedi uno straccio di rapporto decente, dopo che lui ha ammazzato il drago e t’ha messo in groppa al cavallo bianco”.

Mio padre mi ha sempre detto che ho delle ghiandole salivari incredibili, da manuale di medicina, che non si è mai spiegato come faccio a parlare tanto senza che mi si secchi la bocca.

A me non sembra di parlare tanto, so stare anche zitta però in genere coincide con uno stato d’animo di nervosismo o di rabbia o di amarezza. Cose da vita di coppia, quindi.

Una volta ho letto uno di quegli aforismi anonimi, stile “messo in grafica Facebook” o da Bacio Perugina, non ricordo, ma diceva tipo:

“Se un uomo sta zitto è un uomo saggio. Se una donna sta zitta è una donna incazzata nera”.

Ecco, a volte ci penso che, non esistesse il linguaggio, non potremmo decifrare niente di quello che ci circonda. Il nostro mondo umano di colpo svanirebbe e diverremmo come animali, solo che con parecchi gradi di sensibilità in meno. È un mistero sfuggente del perché parliamo, del come son nati i linguaggi, se ci penso troppo ho la sensazione di impazzire per quanto è complesso ragionarci su, tipo che lo stesso mi succede con la storia del Big Bang. No ma forse tu non ci pensi mai, vero Dio? Perché Tu sai già.

Se noi non parlassimo e non ci spiegassimo il nostro segno distintivo di esseri umani verrebbe meno ma, allo stesso tempo, come disse Italo Calvino:

“Non esiste linguaggio senza inganno”.

Perché è tutto così complicato quando, in realtà, potrebbe essere tutto semplice?

Io ho già cominciato nel mio piccolo e se un uomo mi chiede “Che c’hai?” quando sto zitta, anziché dirgli “Niente” mentendo, gli dico la verità rispetto a quello che penso, fosse anche un semplice “ Niente, ho solo voglia di riposare le mie ghiandole salivari”.

O dici che nel rapporto di coppia è fondamentale avere meno dialogo possibile per vivere felici e contenti?

Tua Principessa Assunta (senza busta paga).

 

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