Non ci vedo bene ma ci sono: posta del cuore a Dio (Trentesima Lettera)

9 marzo 2014
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Rara immagine di Dio, ritratto in un momento di distrazione. Disegno di Elena Borghi.

 

Perse tutte le speranze, non ti rimane che scrivere a Dio, sperando che risponda.

Questa è una rubrica domenicale nata a Sua insaputa ma, ovviamente, anche a Sua immagine e somiglianza.

Domande, pensieri, parole, opere e omissioni di gente che una qualche risposta precisa la vorrebbe. E chissà che magari un giorno non arrivino anche.

 

Dio, Dio.

Quante volte ho pensato veramente a te? Poche, sarò onesto.

Mi chiamo Giacomo, ho 52 anni, sono un uomo molto conosciuto nel mondo dell’alta finanza.

Ho sempre lavorato duramente, ho saputo prendere decisioni giuste, sono considerato un uomo di successo.

Sono sempre andato avanti come un treno: efficienza in tutto, massimi risultati, perseguire gli obiettivi. Ho sposato una donna meravigliosa e intelligente che amo e che mi ama, ho una figlia di 22 anni, Nina e due gemelli maschi di 8 anni, Gregorio e Ettore.

I soldi, la fama, il potere, una famiglia solida fondata sull’amore, il successo che ogni uomo sogna e merita.

Già, il successo. Solo da qualche giorno ho capito cosa sia il successo.

Mia figlia Nina studia e, contemporaneamente, fa la stagista nella mia azienda; è una donna sensibile, dolce, affettuosa. Mi è sempre sembrata così gracile nella sua minuta compostezza e ho pensato che quella giovane donna andava preparata al mondo, che non basta studiare ma capire, quanto prima, la psiche umana nelle sue sfaccettature. Ho sempre voluto proteggerla, quell’adorabile donna che è mia figlia, poiché la amo con tutto me stesso, da quando, ancora lo ricordo, viveva nel grembo di sua madre.

Ho sempre voluto proteggerla facendole conoscere il mondo e non chiudendola in una gabbia dorata, magari in scuole per persone agiate, con ragazzi che parlano di barche e ville e possedimenti come se nulla fosse.

Niente di male, per carità, anche i miei figli salgono su una barca, tutte le estati e le scuole privilegiate le hanno fatte e le stanno facendo, ma senza pensare che sia la normalità. Sanno con chi e come parlare di queste fortune. I miei figli credo sappiano stare al mondo e voglio poter offrire loro gli strumenti per migliorare la qualità delle loro percezioni.

Così la mia adorata figlia Nina conosce il neo laureato Nicolas, un giovane da poco assunto nella mia azienda, che mi colpì da subito per quella luce negli occhi che sapeva di ambizione e di rabbia.

L’ho sempre rispettata e l’ho lasciata decidere autonomamente, cercando di non influenzarla con la mia visione dei fatti, anche quando mi ha detto che avevano stabilito la data del matrimonio.

Secondo i miei criteri educativi, un buon padre deve lasciar sbagliare i propri figli.

Nonostante questo, lo stesso giorno del matrimonio, quando stava salendo nella macchina che l’avrebbe accompagnata in Chiesa, le dissi: “Sei ancora in tempo. Sei sicura?”. Lei mi sorrise, dolce e seria: “Papà, io lo amo.” E poi aggiunse, per farci ridere: “Proprio non te ne fai una ragione eh? Questo gelosone del mio Papà!”.

Cominciano la loro vita, mio genero viene al lavoro e mi guarda con quella stima e quell’ammirazione che io, per esempio, non ho mai provato per nessuno. Lui vorrebbe essere come me, lo so. Ma io non sono mai stato come lui, neanche a 27 anni.

Una sera sento suonare il campanello. Ero a casa da solo perché mia moglie, come tutti i giovedì, era alla riunione dell’associazione di volontariato di cui si occupa insieme a Nina. Apro la porta e vedo lei, la mia piccola Nina, immobile, in piedi, con il volto pallido, lo sguardo perso, il corpo ancora più minuto e gracile e quella boccuccia che mi dice: “Papà…”.

Mi crolla tra le braccia in un pianto disperato e capisco, senza sapere.

E so per certo che il cuore di mia figlia è stato spezzato da un uomo che non ha saputo rispettarla, che magari l’ha tradita, anzi, lei è tornata a casa prima rispetto al solito orario del giovedì, per fare una sorpresa a quel suo amato marito, perché è un periodo di nervosismo tra loro. Che lei è presa dagli esami e, anzi, sta anche già preparando la tesi di laurea e ha mille impegni e interessi e lui vorrebbe una moglie diversa, forse, meno indipendente da lui, di certo, meno capace in tutto, meno risolta, così da non ricordargli quanto lui debba farne di strada per raggiungere la sua di serenità. E allora la rabbia si fa più forte e si traduce in tradimento, per quella capacità innata che ha l’uomo di distruggere tutto un mondo potenzialmente perfetto e gioioso. E quella sorpresa che Nina doveva fargli, diventa la presa di coscienza davanti ai fatti duri della vita: tuo marito che si scopa la centralinista, quella che tu saluti cordialmente tutte le mattine e con la quale chiacchieri alle macchinette, durante la pausa caffè. Ora lei è lì nuda, sotto di lui, tuo marito, sul vostro letto. Punto.

Già, il successo. Cos’è il successo? Per il giovane Nicolas, forse, sarà riuscire a ottenere una posizione come la mia. Ma si sbaglia.

Il successo è vedere tua figlia che corre da te e non perché sei il padre, no. Poteva correre da un’amica o dalla madre. Invece ha scelto me perché, in quel momento di dolore, ha creduto che potessi essere l’unico ad aiutarla. Nonostante uomo, mi ha scelto e quella fiducia me la sono guadagnata e meritata e devo saperla mantenere nel tempo.

Ecco, è questo il successo e se penso che avrebbe potuto farle del male, picchiarla o chissà cos’altro, mi salgono le lacrime agli occhi e allora le dico di essere forte, di andare avanti, che questa è una sfida che deve superare comprendendo il senso profondo che ha per lei.

Ce la farà, lo so, quella donna gracile e minuta è fortissima.

Io sono solo il suo papà che ci sarà, ogni volta che lei ne avrà bisogno.

Grazie per aver ascoltato il mio sfogo Dio. Ho sofferto molto nel vedere la mia piccola così ma potevo dirlo solo a te.

Giacomo

 

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