Souvenir

14 agosto 2015
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souvenir-elena-borghi
Il mondo lo vedrò con gli occhi di chi, gioioso, mi racconterà, davanti a un bicchiere di vino bianco, fresco, quello che ha veduto.
E ne berrò ingordamente di parole abbronzate, aspettando il momento più adatto per sfoggiare il souvenir di una vacanza dal viaggio immobile.
«E che souvenir sarà mai?», diranno i tuoi occhi diffidenti.
Fanno male quei tuoi occhi che non credono nello speciale, ovunque tu lo voglia vedere.
Fanno più male della delusione nel tuo racconto del mondo. Che gli alberghi non erano un granché e le giornate mica sempre son state perfette e la gente, beh, quella è sempre troppa e poi è duro sai il rientro?
È duro anche per me il vostro di rientro e non lo dico per le lamentele che quelle, ormai, ho imparato a farle scivolare via su grondaie di rame lucidissimo.
Più che altro è dura perché tornate tutti ad affollare la mia città delle vacanze dal viaggio immobile e a far traffico, uno per macchina, come fate sempre. Però questo mica posso dirtelo, che quegli occhi, altrimenti, avrebbero altro da rimproverarmi.
Allora lo vuoi o no questo souvenir di una vacanza dal viaggio immobile? Lo vedi? È una sfera di vetro, con dentro i ricordi, annegati sott’acqua, animati da brillantini fluttuanti che sono come una magia che poi, con calma, si posa dove vuole.
E quella magia c’era sai, nella mia vacanza, che il silenzio irreale delle valli sperdute può vivere anche in una città come questa dove, solitamente, per averlo devi pagarlo. Lo vedi il silenzio nel souvenir?
Poi c’erano i luoghi da vivere da sola, senza fretta, senza ressa. La vedi quella panchina, nel parco di quella villetta deliziosa, lì, accanto al silenzio, nel mio souvenir?
Poi la gente, beh, quella non è mai abbastanza.
Nel mio souvenir ci son tante persone che mi cercano, mi trovano e mi incontrano, a volte per caso a volte perché il caso non esiste. Eppure io sto lì, ferma, in mezzo ai brillantini e loro. le genti, arrivano per farmi conoscere una storia, un sogno, un’incertezza, una sfida e io le accolgo, le ascolto e le lascio andare. Mi vedi qui, accanto al silenzio, con il mano il souvenir, seduta sulla panchina di quella villetta deliziosa immersa tra gli alberi e le genti?
Dentro al souvenir che tengo in mano c’è tutto questo, ripetuto all’infinito come infinita è la mia sete di parole abbronzate.
Me ne racconti ancora un po’?
Sì, però con in mano del vino bianco, fresco.