L’arte di trovar marito denunciando il furto della bici

19 luglio 2015
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borghismi

 

A un comando dei Carabinieri, per denunziare il furto della mia bici:

«Sì ma anche Lei che la lascia parcheggiata a un palo, in San Babila, la domenica pomeriggio…»
«Ah e cosa dovrei fare? Portarmela sempre appresso? E poi scusi, ma più al sicuro che in pieno centro, con tutta quella gente attorno, non saprei! In passato l’ho lasciata in luoghi ben peggiori. Mai rubata la bici una volta. Mai avrei immaginato lo facessero lì.»
«Le bici le rubano ovunque ma specialmente dove passa molta gente perché, Signorina, la gente non si cura di ciò che succede loro attorno.»
«Lo so.»
«Vedo che Lei è di Conegliano… una veneta…» con sguardo pensieroso sulla mia carta d’identità, prosegue un dialogo tra me e il carabiniere, privo di tono scherzoso ma estremamente serio.
«Sì, è grave?»
«Si beve molto da quelle parti»
«In effetti sì, a partire dallo svezzamento. Ma se sta insinuando qualcosa, Le assicuro che ora sono sobria.»
«Capisco. Va bene bere ma basta non esagerare.»
«Non è nella mia natura esagerare»
«Ah, bisogna vedere se è vero.»
«Lo è e se vuole Le spiego anche perché. Vede la prima sbronza la feci con mio padre. Eravamo in montagna, in vacanza, avevo 15 anni, forse 14, eravamo al ristorante, lui mi sedeva di fronte. A un certo punto mi chiese galantemente se gradivo un bicchiere di vino, mi sentii trattata da adulta e mi piacque. Quindi accettai questo calice di vino. Neanche il tempo di terminarlo, che subito mi chiese se ne gradivo un altro e accettai.

Più ne bevevo, più me ne versava e io non mollavo, ovviamente, per quell’incapacità tipicamente giovanile di riconoscere i propri limiti.

Il pranzo finì, in macchina verso casa credetti di essere in elicottero. Andai zitta in camera mia, mi sdraiai a letto in preda alle nausee ma non mi lamentai, non vomitai, stetti in camera fino al giorno dopo. Mi alzai tardi, il mal di testa, il colorito pallido, riconobbi, mortificata, di non star bene davanti alla domanda che mi fece mio padre sul mio stato di salute. Poi aggiunse: “Ora sai quando fermarti. Ricorda i tuoi limiti e ricorda bene anche un’altra cosa: se un uomo riuscirà a portarti a letto non dovrà essere perché sei ubriaca.”

Ora capisce? Ho ricevuto un’educazione molto severa. Per questo non è nella mia natura esagerare.»
«Ora che è adulta come considera questa lezione?»
«La considero valida. C’è solo questo fatto che va registrato: io rimango sobria ma quasi sempre l’uomo si ubriaca nel tentativo vano di farmi ubriacare. Capisce bene che non si combina niente lo stesso.»

«Perché è venuta a questo comando?»

«Perché è vicino al mio laboratorio

«Laboratorio di analisi?»

«No. Costruisco cose che disegno. A volte disegno e basta.»

«Ah.»

Ecco, arrivati a questo punto, il Carabiniere aveva quella faccia lì che viene a certi uomini. Quella faccia lì che sembra indecisa tra due pulsioni in antitesi tra loro: correre e scappare lontano, possibilmente verso la direzione opposta alla tua, oppure rimanere e sposarti. Subito.

Quando sei il frutto di genitori come i miei, neanche l’esame in psicologia criminale torna utile a farti comprendere cosa è meglio fare.

 

Tratto da «L’arte di trovar marito» un libro che non esiste ma che un giorno, se troverò marito, potrò scrivere. Pag.2