Il galante sconosciuto

8 settembre 2015
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Il Galante Sconosciuto, ritratto rubato.

Salgo in treno al volo, come sempre, trovo il mio posto, mi metto a controllare la posta elettronica incurante di osservare chi mi sta accanto, come una sciocca.
Sì, come una sciocca che dimentica quanto è meravigliosa l’umanità.

Perché costui, che ho colto in uno scatto rubato, costui, che mi siede vicino, costui, con quella circonferenza di bicipite e una voce calma, anzi, calmissima e delicata e soave mi dice:
«Mi scusi Signora se la importuno con le mie parole, ma Le volevo solo dire che Lei è una Signora molto elegante.»
«La ringrazio.», rispondo io: «Lei è un Signore molto gentile.», aggiungo.
«Buon viaggio Madame.»
E si rigira a guardare il paesaggio dal finestrino.
Non diventa inopportuno.
Non diventa scocciante.
Si fa i cavoli suoi, perso in chissà quali pensieri fino a quando scende, fermata Milano Politecnico. Si alza, prende il suo bagaglio, mi guarda e, sorridendo, allunga la mano. Io allungo la mia, sorridendo a mia volta, lui la prende delicatamente come se la mia mano fosse un passerotto caduto dal nido e, attuando un baciamano perfetto, aggiunge: «Buon viaggio Contessa.»

Niente, ti giuro che è tutto vero e che sarà anche stato una specie di matto ma è il più galante che io abbia mai incontrato nella mia esistenza. Quindi io sto apposto per tutto il compimento dell’anno gregoriano e da oggi chiamatemi pure “La Contessa”.