Esigenza naturale

1 giugno 2011
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Una cosa affascinante per me è constatare quanto le persone ci tengano a sapere il significato di una vetrina.

Analizzare, studiare, capire cosa succede nelle persone quando vedono una vetrina è un lato del mio lavoro che amo particolarmente. Allora pronti ai blocchi: la vetrina “Esigenza naturale” parla di una donna, la cliente di Accademia del Cashmere, che ama talmente tanto le cose che indossa da usarle in qualunque contesto, anche mentre zappa l’orto. Perché la vera donna di classe non rinuncia mai ad indossare le cose che ama e che la fanno sentire bene. La vera donna ricca dentro (e fuori) usa cose di pregio, sempre. Motto: sciatteria non mi porterai via.

Tipo che forse manco importa saperlo questo significato preciso, tipo che a volte tu fai fatica ad esternare intuizioni astratte in un concetto comprensibile, tipo che sempre vale quello che ci vedi tu.

Intendiamoci. La vetrina ha per sua natura scopi commerciali e tale deve rimanere la sua funzione.

Il fatto che poi, la gente ricordi maggiormente un negozio perché “Ah si, ho capito quale dici….quello con le vetrine strane” indica che già quei soldi investiti per la window dressing (che sarei io per gli anglofili) sono ben spesi.

Con i miei clienti è così: simbiosi. Tu, titolare di un’ attività commerciale, che convivi con grattacapi e preoccupazioni in questo mondo incerto, non puoi non sentirti capito e tradotto correttamente da una (la vetrinista/window dressing) che allestisce, come farebbe in un teatro, la tua anima.

In vetrina c’è il prodotto ma c’è anche lo spirito di quel negozio.

E niente. La gente entra e, gira che ti rigira, apro la tonda: gli affezionati noteranno che il “gira che ti rigira” cerco di infilarlo in ogni post visto che il mio primo post si intitola così. Apro la quadrata mi monto sfide inutili da sola chiudo la quadrata e chiudo la tonda.

Dicevamo, che la gente si prende la briga d’entrare e gira che ti rigira, la prendono larga e poi, zac, ti infilano la domanda per cui sono entrati “Ma la vetrina? Cioè, cosa vuol dire?”.

Allora dalla mia analisi sociologica ho capito, con il tempo, che un titolo esplicativo può aiutare. Che  molte persone non vogliono una spiegazione sommaria ma vogliono proprio sapere “a cosa pensava la ragazza (grazie per la ragazza) quando la faceva”.

Tutto, tutto non lo saprete mai perché certi angoli del mio cervello (per quanto piccolo) son difficili da raggiungere anche per me…tipo che certi pensieri si infilano come un ticket parcheggio attaccato con magnete al frigo e che, accidentalmente, scivola nell’ intercapedine tra fianco frigo e spalla mobile appoggiato al fianco frigo.

Hai presente no? Anche tu che leggi dico, t’è capitato.

Ecco certi miei pensieri sono esattamente li, al confine tra l’ignoto e la bestemmia.

Gli altri invece, quelli ancora attaccati col magnete al fianco del frigo, li scrivo qui.

 

I find it fascinating when people want to know the meaning of one of my shop window.

To analyse, study and understand what happens to people when they see a window is the part of my job I love the most. So here it goes: the shop window “ESIGENZA NATURALE” (Natural Need) speaks of a woman, a client of the Accademia del Cashmere, who adores wearing her clothes so much that she wears them in any and every occasion; even when she’s gardening. As we know, the real classy lady never gives up wearing the things she loves the most and make her feel good. The genuine spiritually (and economically) rich lady is always elegant. Motto: never ill-treatment or sloppiness allowed!

Mind you, it’s not really important to know the real meaning, and sometimes it’s not easy to translate an abstract intuition in a comprehensible concept, at the end it’s the message you want to see and that best suits you.Bear with me. The shop window’s function is to sell and has to remain so.

The fact that people mainly remember a shop because “ah yes, I know which one you are talking about ….. the one with unbelievable shop windows!” indicates that the money spent for it was well worth it.That’s the way it is with my clients: symbiosis.

You, the owner of the shop who already have to solve all the commercial problems and hastles regarding the activity, must be understood and correctly interpretated by the window dresser (me) who then puts on stage, as if in a theatre, your inner self. The product is there on display together with the shop’s spirit. Ans so, people walk in and take a tour around the shop until, finally, manage to find the courage to ask “The window…What does it mean?” Well, according to my sociological analysis, I’ve come to the conclusion, in due time, that an appropriate title can help in these cases.

That most people don’t want a quick explanation but pretend, instead, an answer to “what was that girl (me) thinking when she did it? “You will never find out everything, because there are corners of my brain that are difficult even for me to reach (no matter how small my brain is); like, a lot of my thoughts slip in like a pre-paid parking ticket, stuck to the fridge with a magnet, slips between the side of the fridge and the cupboard.

You know what I mean, don’t you? Even you, yes, you reading this post, have experienced that!! Right?! Well my ideas are exactly in that place, between the unknown and the point of swearing! The other ones, stuck with a fridge magnet, I’ll write here!!