Dalle avversità agli eterosessuali non praticanti, passando per l’EFF

6 gennaio 2012
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Mi piacciono gli spazi, mi piace conoscerne di nuovi, entrare in relazione con loro, sentirne i racconti, scoprire cosa hanno contenuto e cosa conterranno.

Decido quindi di passare il mio presente futuro anteriore, nello spazio dell’ EFF, insieme alle amiche che mi dissero: “Tu devi assolutamente vederlo”.

Le premesse non sono affatto delle migliori: sono con i piedini bagnati sul tappetino del bagno, che fischietto anche, quando mi chiama Anita e mi dice: “Dove sei?” cinguetto felice: “Fuori dalla doccia, perché?”.

Realizzo che il mio BlackBerry (impazzito) decide che sono a Casablanca e che sono le 18.19. Vaglielo a dire che sono in Italia, sono le 19.19 e che dovrei già essere al puntello preposto per il raccatto automunito. Ok, tra cinque minuti saranno sotto casa per prelevarmi, bestemmiando, facciamo anche dieci, che lo so che la Vale con le strade si perde. Comunque, quella manciata di minuti non basteranno al mio phon made in china ad asciugarmi la testa, persa ancora nel fuso di Casablanca.

Esco coi capelli bagnati, comincia a piovere, siamo in ritardo, cercano il numero per avvisare i gestori dell’ EFF, scoprono di non avere il numero, scoprono che la linea internet non va, scoprono che l’applicazione Google Maps neanche , scoprono che riesco a guidare schiacciando l’acceleratore come un maschio che fa il maranza, scopriamo che è stata una giornata dura per tutte quindi, scientemente, decidiamo che la dobbiamo far svoltare.

Cominciamo con ">la musica in macchina e col rilassare sia la cervicale che la cervice.

A volte per svoltare basta uscire, nonostante le condizioni avverse, ed entrare in un posto speciale. Quel posto è l’EFF.

Dice: “E che cos’è?”; un ristorante.

Dice: “Embé? Sai che novità. Ce n’è a Milano di ristoranti”; sì ma non sono come questo.

Dice: “Perché?”; perché gli ingredienti principali di un ristorante di alto livello, oltre a quelli preposti per le pietanze (savasandir), sono l’amore, la dedizione, il senso profondo d’ospitalità, l’irrefrenabile desiderio di dare piacere attraverso vari strumenti tesi ad appagare tutti e cinque i sensi (più uno).

La mia naturale propensione verso la convivialità a tavola, mi fa essere molto esigente, lo so. Però so anche individuare subito un posto che vale e l’EFF lo è.

Quindi le chiacchiere, con il direttore di sala Federico Cascinelli e lo chef Roberto Bellitti, e due bottiglie di bollicine unite a uno spazio nuovo che parla di sé, a voja che la serata svolta.

Poi, oh, non ci posso far niente: io amo le cucine dei ristoranti. Sarà per quel richiamo fortissimo a quel lavoro che avrei voluto fare se non facessi quello che faccio, sarà per le superfici d’acciaio, sarà per l’ordine maniacale (nelle cucine vere è così), sarà per quel senso di ciurma che deve svangare serate spesso deliranti, imprevedibili, sarà per quel senso di ciclicità che c’è dietro ad un ristorante, sarà per tutto questo che le cucine dei ristoranti mi hanno sempre stregata.

Dice: “In che senso ciclicità?”; perché nei ristoranti è così: cominci a lavorare alle otto del mattino, finisci alle due/tre/quattro o chilosa del mattino dopo, ma tutto ha un inizio ed una fine scanditi da momenti ben precisi che terminano con la pulizia della cucina e della sala per dare, al giorno che verrà, la stessa condizione di partenza del giorno prima.

Dice: “E come fai a reggere simili ritmi?”; l’energia delle persone appagate in tutti e cinque i sensi (più uno) è più forte di quello che credi. E poi leggiti “Kitchen Confidential” di Bourdain, che vale bene come racconto del dietro le quinte.

EFF è ristorante prestigio, con i giovedì all’insegna del jazz più selezionato e la cantina ragguardevole in bella vista, a forma di stanza di cristallo termo regolata. Ma il bello è che noi siam ragazze che Dovelemettistanno e la serata è finita all’Octopus dove i tavolacci di legno sono appiccicosi, i ciupiti a secchiate li devi scansare, l’arredo raggiunge l’ultrasuono del livello kitsch, il volume della musica è giusto solo quando il tuo interlocutore ti vede tutte le otturazioni, la gente sbiascica ed è molesta, tutti gli uomini sono eterosessuali ma rigorosamente non praticanti quindi ti fissano come se fossi l’unico esemplare di femmina rimasto dopo le glaciazioni.

Dice: “Cosa desiderare di più?”; niente. E’ solo il 6 gennaio e io me la sto già facendo tutta in impennata.