Diario da New York, ovvero chiacchiere servite su letto di petting selvaggio (fritto)

20 agosto 2013
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Spike Lee ringrazia Federica Sala per essere passata al suo party presso il Brooklyn Bowl.

 

Federica Sala, producer free lance (presso DeeJay Tv per dirne una) a Milano, inviata per cosmopolitan.it a New York. Gran donna, cantante dotata e amica ammè.

Un mese nella Grande Mela, da Regina (che come bruco proprio non ce la vedo), ospite di amici a Williamsburg, per raccontare, nel bene e nel male, quello che vede, sente, annusa, tocca e assaggia e la lingua, quella, a Federica non manca.

È in una sera d’Agosto che la incontro in chat, che alle tipe in gamba e fresche come lei, sempre alla ricerca, svelte eppure meticolose, le parole passano tra le mani ed escono dalle dita, senza problemi, assetate di tasti da battere e sensi da smuovere (tutti e sei).

Newyorkismi scattati in foto che puoi vedere nella sua pagina Facebook e in parole, che puoi leggere nella sua rubrica, tutti i giovedì (vai QUI).

Quelle che racconta a me, di parole, sono speciali e te le propongo come tesoro da condividere. Eccoti riportata la nostra chiacchiera via chat.

Federica: Ciao amica! Come stai? Mi vieni in mente spessissimo qui!

Elena: che meraviglia!

ne sono lusingata e sono anche certa che NY mi piacerebbe assai!

A parte questo, spero di non venirti in mente spesso perché ci sono tante culone lì…

F.: Aahahahh! Vedessi… i nostri sono dei confetti in confronto! No, mi vieni in mente perché mi dico che dobbiamo fare altri viaggi insieme!

 

E.: Ma certo tesoro!

Comunque dalle foto che scatti vedo che sei in un bellissimo appartamento con anche la terrazza! Un vero lusso a NY, no??

 

F.: Eh sì, stiamo da questa coppia, lui italiano lei inglese, li ha conosciuti Sara (sua compagna di viaggio, ndr) quando viveva qui. Organizzano il Brooklyn Film Festival e hanno aperto un cinema che si chiama “indiescreen” sempre a Williamsburg…

E.: Ci voglio troppo andare! Al festival, all’indiescreen e anche a WilliamsBORGH!

F.: Esatto! È troppo tua!

E.: Lo sento già come il mio quartiere. Cazzate a parte, come va? Ero rimasta al fatto che stavi preparando la valigia e ora vedo che posti foto di cibi fritti meravigliosi, skyline che manco Batman li ha mai visti, bonazzi che ti abbracciano con sguardo etilico, locali dalle luci torbide e parties dall’apparenza tutt’altro che noiosa… sembra davvero la terra delle opportunità.

F.: Opportunità a go-go. Non so se ci vivrei a lungo, a dire il vero. Sarà che sono del segno dei Gemelli, ma io le ragazze dalla doppia faccia le riconosco subito.

E.: Sei tu a parlare o sei ancora sotto l’effetto di Jet Lag?

F.: Ahhahaha! Il jet lag mi permette di svegliarmi presto come non facevo da anni!

Voglio dire che New York è una bomba. Tirata a lucido come nel giorno giusto in cui decidi di uscire e lasciare tutti a bocca aperta. Ogni angolo, ogni quartiere, ogni via ha qualcosa che ti rimarrà impressa molto a lungo.

E.: E perché ti sembra abbia la doppia faccia questa NYC?

F.: Lei si dà, subito, generosa, non si tiene nulla. Ma poi, appena vede che ti stai ambientando, ti chiede, ti chiede, oh se ti chiede! Non so sai se è fatta per le relazioni a lungo termine? Per questo mi piace, forse…

E.: Tipo che ti ha chiesto così tanto che, guardando il tuo conto, hai deciso di chiuderti in un sarcofago fino alla fine della vacanza?

F.: Elena. Questo sì che è un tasto dolente. Mi sono cosparsa di burro di arachidi (che ti mantiene idratata anche in luoghi chiusi), avvolta nelle lenzuola morbide della casa di Williamsburg che mi ospita amorevole e chiusa a chiave in stanza.

Per sopravvivere all’uscita facile del soldo, bisogna farlo almeno due volte alla settimana quando stai a NY

E.: Stimoli a ogni angolo, cose, cose e ancora cose che vorresti. Del resto è l’emblema del capitalismo o no?

F.: Sì, camuffato da libertà estrema. Che c’è, ma viene presa a piccole dosi, come si dovrebbe fare con il carboidrato!

E.: Che invece, quello, maledetto, si insinua come serpe in ogni piatto. Insieme ai famosi zuccheri raffinati della dieta americana. Amen.

Ti prego dimmi che non ci sei andata in preda a Premestruo

 

F.: In effetti tra pochi giorni mi farà visita… vuoi che ti aggiorni? Poco cambia che qui tanto si mangia sempre, comunque e ovunque, a qualsiasi ora del giorno e della notte e se vuoi spendi anche pochissimo. Parola d’ordine: spicy!

E.: Ommioddio… parola di SpiceGirl che me ce sfonnerei… e poi vuoi mettere? Tutto quel tripudio di fritti e cioccolato e mou…

F.: Fritto forever e in ogni lingua: ristoranti brasiliani, cinesi, thai, afghani!

E.: Ecco, a proposito di lingue… ti porti a casa almeno un limone duro da aggiungere al curriculum? Sai che ci tengo. Ti mando in giro per il mondo mica a pettinar bambole eh?

F.: Ahahhaah! Io ho il fidanzato americano, lo sai? Ci siamo visti 3 volte in 4 anni. Sarà per quello che dura?

E.: No… non lo sapevo!!!

F.: E poi neri amica, neri scolpiti. Che almeno ti distrai un po’ dal genere hipster molliccio e astratto milanese. E dai con un po’ di ormone ragazzi!

Qui ti pagano da bere nei locali!

Qui vai a una serata al Brooklyn Bowl con esibizioni di gente come DJ Clark Kent, DJ Scratch, DJ Spinna, J. Period, Spoken Word Artists Saul Williams & Lemon Andersen, special guests Spike Lee per la raccolta fondi al suo prossimo film, lui viene e ti ringrazia di persona

E.: Seee vabbè, vuoi dirmi che vado io al party di Spike e quello ringrazia pure me?

F.: Sì! Te lo giuro! Lo chiamo?

E.: ahahahahah, ok, ti credo. Comunque, se lo senti, digli che io ci vengo a NY a lavorare se me ne dà.

Torniamo agli uomini che si incontrano a NY

F.: Sì. Roba da torcicollo

E.: A parte il fatto che, lo sai, per me tu sei la Badessa Madre di tutte le Api Regine della Seduzione, amica.

A parte il fatto che sono d’accordissimo: BracciaMaschie VS BracciaMolliDaIntellettuale vincono le prime (a mani basse, tra l’altro)

Tu vuoi dirmi che a NY vige la regola del baratto/marketing anche nel petting? Cioè, ballo con te a patto che tu mi offra da bere?!?

F.: Ahhahaha! Perché no? Qui è più facile, perché loro non hanno paura delle donne, capisci?

E comunque qui non si balla, si “twerka”, ovvero struscia! Altrimenti non meriti nemmeno un margarita!

E.: Onestamente credi che il problema nei rapporti interpersonali della nostra generazione risieda nella paura che gli uomini hanno delle donne?

Non è forse che il ruolo tra Santa o Puttana ancora ci pesa a noi? O piuttosto il fatto che manchi la volontà di mettersi in gioco per paura delle responsabilità?

F.: In genere gli uomini che mi piacciono temono le donne “con le palle”, non sempre ma spesso… diciamo che qui fanno tutto loro: tu ammicchi, ballicchi e poi è automatico andare al bancone e prosciugargli la carta a colpi di cocktail

Non è detto che poi tu gliela debba dare per forza!

Le Sante in America non esistono. Qui a 16 anni vanno a fare gli Spring Break (ovvero “vacanza di primavera”, tradizionale settimana a disposizione degli studenti, liberi di recarsi in un luogo turistico per una settimana di totale vacanza, ndr). A 21 fanno il primo figlio e basta. A NY però è diverso, perché ci vive gente fuori dalle solite dinamiche

E.: Onestamente le donne “con le palle” spaventano anche me. Preferisco pensare a donne di personalità, vive, lucenti e intelligenti, come te, (non gatte morte, per intenderci), piuttosto che a donne con gli attributi. Certo, comunque si dice che NYC non faccia testo con il resto dell’America…

F.: Assolutamente. E meno male! È un libro pieno di storie, tantissime: belle, brutte, strane. Di tutto.

E.: Ma se è tutto così facile, proiettato al presente, tutto così sempre in corsa, tutto così caduco, che voglia ti viene di costruire a NYC?

Vedendo tanti italiani che ci vanno sperando di cambiare vita mi chiedo se sia una chimera. A me ha sempre dato l’idea di essere un po’ una città da sfruttare e andarsene quando hai preso tutto quello che potevi.

F.: Secondo me è come la statistica di chi vince la Green Card: uno su 20 davvero si realizza. Sono pochi gli italiani partiti con niente secondo me e che hanno costruito qualcosa di duraturo. Un paio li ho conosciuti. Il resto, ne sono certa, stavano già bene di loro e vengono qui a “sperimentare un po’”

Comunque è come dici: la spremi per bene e poi o vai in California o torni in Europa!

E.: Quindi, morale della favola, NYC ti stordisce, ti abbaglia, ti sfama, ti affama, ma perché non ci vivresti?

F.: È l’atteggiamento degli americani: sanno che non starai per sempre quindi è difficile che si affezionino davvero.

Tante feste, all’inizio è fico, ma poi qui ognuno fa per sé. Noi italiani, cuori di panna, con gli amici di una vita o la “compagnia” ce ne accorgiamo dopo un po’! Ben vengano poi le eccezioni eh!

E.: Quindi molli i negroni dalle forti braccia e torni ai negroni del Bar Basso (quelli con dentro il Campari per intenderci)?

F.: Ahahahha! No, mollo i negroni USA, coltivo l’amico americano e torno a Milano (tra un po’) per chiudermi in casa visto che sarò nullatenente!

E.: Allora ci si becca presto, bella de zia. Negroni in mano e via.

F.: Sì sì! Ora sto camminando e mi sono trovata in mezzo a un vero e proprio show per strada, con il sosia di Michael Jackson! Non ti dico…! A presto Baby

Segui Federica a New York QUI tra valigie, avventure, negozi speciali e feste ti sembrerà di essere con lei (o quasi).

#GoFedeGo