Non ci vedo bene ma ci sono: posta del cuore a Dio (Dodicesima Lettera)

3 novembre 2013
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Rara immagine di Dio, ritratto in un momento di distrazione. Disegno di Elena Borghi.

 

Perse tutte le speranze, non ti rimane che scrivere a Dio, sperando che risponda.

Questa è una rubrica domenicale nata a Sua insaputa ma, ovviamente, anche a Sua immagine e somiglianza.

Domande, pensieri, parole, opere e omissioni di gente che, una qualche risposta precisa la vorrebbe. E chissà che magari un giorno non arrivino anche.

 

Carissimo Dio,

sono sempre stato un ragazzo che verso le donne ha cercato di essere onesto, costruttivo, corretto. Un Signore, ecco.

Ovviamente ho i miei difetti anch’io, senz’altro. Tuttavia ritengo che non mi sia mai mancato il senso del dovere e del rispetto nel momento in cui ho deciso di portare avanti un rapporto di coppia con una data persona. Non ho mai tradito, ho lasciato, semmai.

Vivo una relazione che credevo esclusiva con una donna che amo e che si dice innamorata di me. Condividiamo i nostri rispettivi amici pur mantenendo ognuno i propri interessi individuali, ci si consiglia sulle reciproche scelte lavorative pur riuscendo a lasciare i problemi fuori casa, appena possiamo scappiamo in qualche luogo del mondo per poterlo vedere insieme, a letto poi c’è un’incredibile intesa sessuale. Tutto bene no?

L’altro giorno stavo leggendo un’intervista a Rocco Siffredi che sarà conduttore di un nuovo programma televisivo su Cielo (“Ci pensa Rocco” dal 5 novembre, ndr) che, come novello Guru, indica la via della salvezza a coppie un po’ annoiate. Uno dei consigli principali che fornisce è di non farsi risucchiare dal potere deviante di Facebook e similari, nati per aiutare la socializzazione ma che riducono all’isolamento nella coppia.

Questa dichiarazione, non so perché, insinua da subito un tarlo nella mia mente che, via via che passava il tempo, si faceva sempre più invadente. Comincio a parlarne con amici, alcuni di loro così detti “influencer” nel web, i quali, dall’alto dei loro importanti numeri di followers, mi confidano candidamente di ricevere quotidianamente proposte che vanno da “porche” a “molto porche” a “obbiettivamente molto porche” da parte di donne quasi sempre fidanzate, conviventi o sposate. A volte madri.

Sto parlando di donne della porta accanto (e non professioniste del cazzo, per intenderci) che, sedotte da status arguti e tweet sagaci, giorno dopo giorno, like dopo like, sentono maturare in sé l’incontenibile esigenza di scrivere porcate sotto forma di messaggio privato, arrivare a proporre un appuntamento, recarvicisi facendo anche svariati chilometri. Il tutto poi si conclude con un pompino in macchina o una veloce scopata in un cesso dell’Autogrill per poi scappare prima che il fidanzato torni dalla partita di calcetto del giovedì. Il tutto con somma gioia dei miei amici (che ho sempre bonariamente considerato degli adorabili cazzoni con poca voglia di crescere) i quali, felicemente, continuano a non avere intenzione di mollare una vita all’insegna della realizzazione di ogni fantasia erotica possibile e immaginabile per impegnarsi con una che, magari, dice di amarli ma che, con tutta probabilità, ha una vita parallela segreta e incoffessabile esattamente come le donne che incontrano.

Caro Dio, non dico di essere un Santo. Non dico neanche di non aver fatto le mie cazzate da maschio superficiale ed egoista. Tuttavia non immaginavo esistesse un sottobosco così nutrito di borghesotte infelici che si tengono stretto un rapporto di coppia fasullo, dormendo apparenti sonni tranquilli su un materasso di certezze socialmente riconosciute come fondamentali, fatto di casa, figli, vacanze d’Agosto in station wagon con Labrador al seguito. Le cose del Mondo le ho sempre sapute, per carità, ma questa constatazione ha di fatto scombussolato quello che credevo essere un equilibrio individuale e di coppia.

Cerco di vivere tranquillo, scacciando i demoni del sospetto dalla mia mente ma non posso fare a meno di chiedermi: come faccio a fidarmi di lei? Come faccio a escludere che anche lei non abbia una vita parallela a me sconosciuta? Come faccio a sapere che la felicità che credo d’avere e di dare sia vera?

 

Un Disincantato.

 

 

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