Woody Allen e lo strano caso del benefit POWER

3 febbraio 2014
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Sono anni che sostengo quanto meno un tantinello strano che Woody Allen venga lasciato dalla moglie Mia dopo che lei scopre che lui ha una “relazione” con una delle figlie adottive, Soon Yi, tutt’ora sua moglie, madre di suoi ulteriori figli. Chiaramente i suoi film incassano e quindi, per una cosa così, perché non lasciarglieli fare? Ci mancherebbe. E diamoglielo un’Oscar alla carriera, anche. Bravo lui, tanto bravo.

“Evvabbè ma che c’entra? Mica vuol dire che sia… L’amore sai, quando arriva arriva. E poi quella mica è sua figlia. E poi la vita privata non c’entra con la carriera artistica”.

No certo e io che, con un enorme istinto paterno da colmare, decido di adottare figli in quantità, se poi capita che di una di loro mi innamoro, oh, mica son strano.

Del resto la recente lettera aperta scritta dal pugno di Dylan Farrow, oggi 27enne, pubblicata dal sito del New York Times dove dichiara: «Quando avevo 7 anni il mio patrigno, Woody Allen, mi prese per mano, mi portò in un stanza, mi disse di stendermi e di giocare con il trenino di mio fratello. Poi abusò sessualmente di me, sussurandomi che ero una brava ragazza, che era il nostro segreto, promettendomi che sarei andata con lui a Parigi e sarei stata una star nei suoi film», ecco questa lettera e relativa accusa son cose da verificare. Non son certo qui a scrivere pensieri con la volontà di armare le persone di forconi e andare tutti sotto il castello dell’Orco. Accuse pesanti negate già in passato dal diretto interessato insieme a insinuazioni di megalomania rigirate a Dylan. Il fatto che sia già la seconda volta che la ragazza urli allo stupro, non deve di certo impensierire, quindi (la prima volta fu nel 1992. Una denuncia sempre respinta dal regista ma che finì al centro della battaglia legale tra Allen e Mia Farrow dopo che lui l’aveva lasciata per mettersi assieme alla figlia adottiva, Soon Yi Previn, ndr, fonte: corriere.it).

Per me, a prescindere dalla veridicità o meno di tali accuse, Woody è sempre stato emblema di una certa ipocrisia ruffiana, fatta di “Massì, che sarà mai? Chiudiamo un occhio che ci conviene a tutti” anche se le cose da non vedere sono cose gravi. Del resto vanno distinti tra loro i malati con disturbi psicologici. Tipo: i malati con disturbi psicologici e quelli con disturbi psicologici ma ricchi e potenti nel Mondo.

A me il caso Woody mi ricorda tanto il clero, che ci disse per millenni che Gesù aveva 13 discepoli e tu li vedi nei dipinti, anche quando fissi “Il Cenacolo” di Leonardo da Vinci. E il giorno in cui il prof di storia dell’arte ci disse di guardar bene, che accanto a Gesù era chiaramente rappresentata una donna, ecco, quel giorno io me lo ricordo bene: avevo 14 anni e mi si conficcò un diamante in fronte.

Compresi che ti vogliono raccontare le verità alle quali credere, che ti vogliono imbeccare come oca all’ingrasso e tu, anche se davanti hai altro, continui ostinatamente a vederci la verità che ti hanno voluto inculcare.

Ora, io non so se davvero Woody Allen sia un pedofilo a cui è stato dato il benefit POWER ma di una cosa sono certa: i suoi film non sono mai riuscita a farmeli piacere e ogni volta che l’ho detto m’han sempre dato tutti contro.