Tatuaggio giapponese tradizionale: Horitoshi I a Milano per iniettare inchiostro

4 febbraio 2014
Condividi su

 

horitoshi-first-tattoo-concention-milano

Horitoshi I al lavoro.

 

Ci sono persone che il tatuaggio non dovrebbero farselo mai.

Tipo quelle che vanno dal tatuatore col disegnino fatto da loro che se lo son scaricato da internet, unendone tre diversi. Oppure quelle che sono volubili, troppo volubili. Tipo me, che infatti non ho tatuaggi perché il giorno dopo avrei già cambiato idea.

Però ci sono uomini che tatuano e che lasciano il segno anche se non ti inchiostrano la pelle.

Mentre si girava il " target="_blank">video “ONIRICA”, Alessandro Migliore, regista un bel po’ tatuato, mi racconta di avere molto a cuore un documentario che aveva da poco lanciato insieme a un libro fotografico, con testi di Roberto Borsi: “Horitoshi I – Storia dell’Irezumi il tatuaggio tradizionale giapponese –“ .

Un libro che presenta una chiave di lettura dei tatuaggi del Maestro Horitoshi I in modo da fornire una guida a chi intende progettare un body-suit tradizionale giapponese.

Grazie a questo libro, oltre a comprendere come viene affrontato lo studio del corpo del soggetto che come tela viene progettato, anche incredibili immagini che illustrano molti lavori di Horitoshi I, colui che oltre a “inserire inchiosto” (significato letterario di “irezumi”), sembra saper radicare sottopelle anche il potere di simboli antichissimi.

Guardando i suoi lavori mi viene da pensare che, le persone da lui tatuate,  non possono esser le stesse dopo aver conosciuto la punta spillata del suo bambù. Per forza qualcosa in loro cambia.

A me arriva potentissimo Horitoshi I e vacillo e quasi cado in avanti, verso l’idea di farmi inserire inchiostro da lui, anche perché sarà presente all’imminente MILANO TATTOO CONVENTION (7/8/9 febbraio 2014). E Horitoshi I si muove solo per iniettare inchiostro.

 

È possibile acquistare una copia di “Horitoshi I – Storia dell’Irezumi il tatuaggio tradizionale giapponese –“ QUI.

 

 

Lemon Prdct e l’intervista su “Horitoshi I” a Occupy Deejay: