Danni perpetrati dal clero e che resistono al ventunesimo secolo

29 novembre 2014
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elenaborghi

“Era il 2009, potevo essere in hangoover ed avere ancora i connotati apposto”. Elena Borghi su letto di carta d’identità.

 

All’Ufficio Anagrafe. Con me c’è anche Helen Villages, la mia seconda personalità in conflitto con me stessa (quell’impunita):

«Che professione mettiamo?»

«Belle cose con le mani.»

Lui sorride, io rimango seria, lui torna serio:

«Non posso mettere questa professione.»

«Perché?»

«Perché non risulta essere una competenza consona.»

«Consona a cosa? Alla morale? Io faccio belle cose con le mani ma voi non me lo riconoscete come diritto di professione così come non avete riconosciuto a mio padre la professione di casalinga!»

«Non conosco la questione legata a Suo padre ma… casalinga… Lei capisce bene…»

«No, non capisco. Mi creda che la professione di casalinga è perfetta per lui. E poi, scusi, se lui si sente così perché non può esercitare il diritto di dichiarare questa professione allo Stato? Perché secondo voi è disdicevole? Fare belle cose con le mani è disdicevole per lo Stato, vero? Eh? EH??»

«Stato civile mettiamo ancora nubile?»

 

Tratto da «DANNI PERPETRATI DAL CLERO E CHE RESISTONO AL VENTUNESIMO SECOLO», un libro che non esiste ma che un giorno scriverò. Pag. 2014