Manchester by the sea: recensione in pillola

7 marzo 2017
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LaBorghiFilmFestival propone “Manchester by the sea” un film scritto e diretto da Kenneth Lonergan, che vede tra i suoi interpreti principali Casey Affleck, Michelle Williams, Kyle Chandler e Lucas Hedges.

Questo film riceve sei candidature agli Oscar 2017 e se ne appoggia sopra al caminetto due: Miglior Attore Casey Affleck e Miglior Sceneggiatura Originale che, per inciso, originale lo è per davvero.

Credo abbia avuto un peso nella sceneggiatura l’origine ebrea/irlandese di Lonergan riscontrabile l’una in una sorta di sottilissimo umorismo da vivere a denti serrati e che permea questa pellicola drammaticamente realistica nelle sue tinte chiaroscurali ombreggiate. L’altra per quel gusto dell’immagine così fortemente nord europeo tanto da farti credere che l’ambientazione sia Manchester del Regno Unito e non dello stato del Massachusetts.

E mentre il volto di Ben Affleck, fratello maggiore di Casey, ha il dono di farti ricordare uno dei film più brutti della storia ovvero “Gone girl”, quello di Casey ha quello di non farti accorgere di essere rimasta seduta al cinema per 135 minuti, inghiottita da una poltrona che diventa sostegno imbottito alle emozioni che questo film fa scaturire.

Sì perché a un certo punto tu, spettatore, sei solo un involucro a rendere (magari mi ci tenesse Casey), tracimante di contrasti emotivi indotti, grazie a una storia alla quale credi, nella sua cruda, vivida e mascolina narrazione.

Una storia emotiva al maschile mancava, o forse no, ma ci voleva. Perché il regista sceneggiatore Lonergan sembra voler ridare dignità e corpo ai complessi tormenti che possono agitarsi anche nei cuori di maschi cocciutamente eterosessuali. Cuori bloccati, danneggiati, rotti, spezzati, incrinati, plasmati da errori generazionali e tabù sociali che colpiscono al di là dell’appartenenza di genere e dei quali troppo poco si parla con profondità.

La speranza del cambiamento è nel giovane personaggio di Patrick Chandler (Lucas Hedges) figlio di una generazione che sembra reagire diversamente, forse, alle asperità della vita.

Eroi positivi in questa storia, apparentemente, ve ne sono solo due, raccontati sottovoce, mentre tutti gli altri sono eroi inconsapevoli di un quotidiano che annichilisce e che cambia, inesorabilmente, anche i cuori più sani.

Scegli un cinema con le poltrone comode e vai a vederlo. È un film che dona riflessioni affatto scontate e che ti spettina, come dopo un bel giro in barca.