Alejandro Jodorowsky Milano: nuovi strumenti antichi per fare il sublime che è in te

6 giugno 2014
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Disegno di Moebius.

 

Come forse saprai, la scorsa Luna Nuova ha illuminato la presenza di Alejandro Jodorowsky sotto il cielo di Milano (te l’avevo detto QUI), attivissimo in una due giorni tutta proiezioni del suo ultimo film La danza de la realidad”, conferenze stampa, seminario di sei ore sull’arte della lettura dei Tarocchi, pizza, spaghetti e mandolino, penserai tu. Invece no: pizza, spaghetti e nuovi progetti.

Sì perché se nascere nel 1929 per molti corrisponde a essere anziani dallo stomaco delicato e senza prospettive, per Jodo è semplicemente vivere il presente, passare dalla terza alla prima età fluidamente, uscire dall’infanzia rimanendo bambino e tutta una svalangata di incasinamenti spazio-temporali che me lo rendono tanto caro. Quanto mi piace in questo. Ciò comporta che tra una conferenza e le ore libere da dedicare a nuove idee future, egli ci infili anche frasi del tipo: “Direi che s’è fatta ‘na certa raga’ e io ho una pizza marinara che mi aspetta”.

Non a caso, dico io, questa sua vividezza testimonia che Consapevolezza, Conoscenza e Creatività, da lui propagandate con psichedelica dedizione nel corso della sua esistenza, sono concetti con la C maiuscola che vanno assolutamente acquisiti. Concetti che danno energia e l’energia tiene vivo l’appetito, sia fisico che intellettuale.

Sì perché sai, se Jodo non incarnasse le prove che le sue teorie hanno un senso, il suo carisma, con tutta probabilità, sarebbe già da un bel pezzo visto come farnetichìo e la sua volontà, per quanto ferrea, di fare un film auto-prodotto sarebbe uguale a quella di molti altri ambiziosi artisti/registi e non gli avrebbe fatto trovare dietro l’angolo i quattro milioni di euro necessari per produrre La danza de la realidad”. Invece lui, il Maestro Jodo, o Gurujowsky, come lui stesso dice di sé prendendo in giro chi lo venera come un Dio, quei soldi li ha trovati semplicemente chiedendoli, dice lui. Ma andiamo per ordine.

Per prima cosa devi sapere che ti ho pensato molto in quella due giorni con lui. Ho pensato a te che non c’eri e ho cercato d’incamerare quanti più dati possibili per darti impressioni non dico uguali a quelle che avresti avuto tu a esserci stato, ma, quanto meno, simili a quelle che ti avrei raccontato come amica.

Seconda cosa, il suo film: “La danza de la realidad”, presentato a Cannes l’anno scorso, di cui è regista, sceneggiatore, produttore, distributore. Un film non solo autobiografico come l’omonimo libro del 2006, ma vero e personale atto psicomagico. Come Jodo stesso ha ammesso nella conferenza stampa a seguito della proiezione, ha voluto fare un film curativo, per se stesso e per gli altri.

“La danza de la realidad” affronta temi universali cari perché sofferti più o meno consciamente da tutti: il rapporto genitore/figlio, il legame con la genealogia famigliare, il viaggio verso la consapevolezza, l’illuminazione e la cura. Se sei un essere umano che ambisce a essere cosciente, che vuole arrivare a incontrarsi, allora certe battaglie te le devi inevitabilmente smazzare. Jodo o mica Jodo, così è.

Jodo crede nell’arte come strumento capace di svelare il sublime, ovvero la musica che alberga in ogni cuore in modalità doppia-suite-extra-lusso-all-inclusive insieme alla sua compagna di vita, la rinomatissima scintilla di Dio. Sì perché esplorare i meandri del proprio essere può portare a vedere l’orrido ma anche tante altre belle cose; può far venire voglia di mostrare il Mondo, per esempio, i problemi che ognuno di noi ha aiutando, chi non se li vuole raccontare, a vederli, per farne altro.

Ecco, questo fa l’arte ma anche “La danza de la realidad”, un film che va a risolvere anche una serie di faccende in sospeso tipiche di Casa Jodo tipo rivedersi bambino, infelice e sull’orlo del suicidio a causa di una incompresa diversità, rivedere e correggere il rapporto con i genitori, analizzare cosa ne è rimasto e farlo progredire, loro malgrado, verso le mète che potevano essere e non furono, rivedere il rapporto con i propri figli (in gran parte coinvolti nel film) e dissolvere ruoli e dogmi. Così, la madre di Alejandro nel film si riprende la sua dignità, calpestata nella vita reale e diviene Maestro; il padre politicizzato ma fermo nella sua sconclusionata inconcludenza, cresce ed evolve in un percorso umano ricco e pieno; il figlio Brontis, attore, interpreta il padre di Alejandro, ovvero il nonno, in un caleidoscopio di danze e di realtà che fan girare la testa fino a stordirti talmente tanto da farti vedere tutto lucidamente.

Ancora una volta Alejandro ripete le sue verità anche nella conferenza stampa asserendo, prima di proclamare a gran voce la sua voglia di pizza marinara, che tutto quello che realizzerai è già dentro di te. Che tutto quello che sarai è già dentro di te. Che Dio è dentro di te e ti rende essere felice, dalla nascita, anche se non credi di esserlo. Che tu sei un canale dispensatore di amore. Che ognuno di noi ha tutto il necessario per bastarsi. Che non devi accettare situazioni che peggiorino la qualità della tua vita ma evolvere verso altro, semmai.

Il punto è che lui, Alejandro, dice cose ragionevoli (all’interno della nostra società civilizzata), incita ogni essere umano che incontra a costruire il proprio, personale modo di pensare prima che la società gliene preconfezioni uno di suo, da incuneare per benino. Fondamentalmente Jodo dice di non avere altro maestro all’infuori di te stesso, di essere maschio e femmina, di essere Yin e Yang, di lavorare e alimentare il tuo intelletto prima di diventare un idiota che beve verità precostituite da altri. Fondamentalmente Jodo urla da anni “Siate liberi!” e lo fa, da anni, a una platea che, in larga parte, lo venera, lo osanna, lo idolatra, cerca il lui il proprio pensiero. Una platea che, quindi, non incarna gli insegnamenti del Maestro Gurujowsky ma l’esatto contrario. Questa sì che è “La Danza spassosamente ossimora della realtà”.

Il giorno dopo la presentazione del film al cinema Apollo, è la volta del seminario sui Tarocchi nella sala conferenze del Crowne Plaza Hotel la quale si riempie di persone con aspettative diverse: chi sogna la lettura personale da parte di Gurujowsky, chi vuole approfondire la conoscenza dei Tarocchi, chi spera di uscirne più risolto e più pronto, in generale.

Jodo ha presentato le simbologie legate a ogni singola carta, in modo preciso, analitico, presentando la lettura dei tarocchi come una scienza precisa, infallibile, antica tanto quanto la notte dei tempi per poi sovvertire tutte queste teorie con una sola frase: puoi vederci quello che vuoi nei Tarocchi, tieni quello che serve, lascia andare quello che non conta, ogni carta cambia a seconda di quella che segue, ogni carta è anche il suo contrario.

Considerare le carte come uno strumento alla stregua di altri per conoscere, indagare, rispondere, accogliere il pensiero senza che lo stesso definisca nessuno. Se consideriamo valida la teoria secondo la quale ognuno di noi ha dentro tutte le risposte e tutto ciò che sarà, che ognuno di noi è cielo stellato senza essere stella, il Tarocco è solo una delle chiavi per aiutarci ad aprire le porte che ci separano dal baricentro con noi stessi: la sempre benedetta Consapevolezza.

Vedere Jodo in azione, tra le genti e con i Tarocchi tra le mani, divertito e a suo agio in acque già esplorate, vedere le persone sbigottite comprendendo che quello che manca non sono le risposte ma, semplicemente, le domande che non ci si pone, ecco, vedere tutto questo come potrebbe non essere arricchente?

Jodo non è un genio, no. Jodo è quello che potremmo essere tutti se solo avessimo la volontà di scendere davvero nel macabro del nostro essere ma anche nella lucentezza che ognuno di noi racchiude. Molti penseranno che è difficile, che non è da tutti. Io penso che è molto più difficile non farlo ma è solo questione di punti di vista.

E non a caso ci sarà stata la Luna Nuova (anche detta Luna Nera) in quelle notti milanesi in cui eri qui Pan Jodo, una luna che sprigiona forte, per tutti, un’energia rinnovatrice, di trasformazione, che celebra il matrimonio simbolico tra l’archetipo della notte (la sensibilità) e quello della luce (la vitalità). Insomma, quello della Luna Nuova è un momento adatto per chiudere con il passato e aprire nuovi capitoli, è carica vitale senza eguali tanto che un albero malato potrebbe guarire grazie a una sola potatura in quei giorni.

E allora che buon nuovo inizio sia, ogni giorno, per tutti.

Grazie a LivingNow per aver portato a Milano il giovane anziano Jodorowsky.