Depressione da feste natalizie: ovvero LA GNUGNA

20 dicembre 2014
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Tipica immagine che alimenta LA GNUGNA.

 

La faccenda secondo cui lucine festose e coppie romantiche che programmano vacanze insieme, porterebbero a una sorta di depressione pre-natalizia, non mi ha mai convinta.

L’ho sempre considerata una storiella credibile tanto quanto quella delle lenticchie che portano soldi e, certamente, ho sempre pensato d’esserne immune, che la depressione ciclica da feste di Natale fosse roba da donnette predisposte al dramma e al vittimismo.

Invece, un giorno di due anni fa, è capitato anche a me di venirne colpita, così, come qualcosa che ti trafigge a tua insaputa, improvvisamente, nonostante il mio scetticismo. Da allora una sorta di presomalismo compare, mio malgrado, ogni anno.

Una cosa orribile, inspiegabile, che non mi è successa neanche ai tempi del primo Natale senza il mio fidanzato storico, per dire. «E cosa c’entra ora, dico io?», questo mi chiedevo due anni fa quando, intorno al 6 Dicembre, ho dovuto ammettere a me stessa che qualcosa non andava, anzi, che avevo LA GNUGNA.

I sintomi da Premestruo son ben altra cosa. Qui si parla del fatto che tu sei serena, ti senti bene, lavoro ce n’è (ti ricordo che fuori da qui sono scenografa, che non si vive di sole scemenze scritte in un blog), hai raggiunto la pace dei sensi, che essere single è un dato di fatto inteso come scelta di vita datosi che, almeno, fai un po’ quello che ti pare, che a parte qualche picco di nostalgia canaglia, per il resto te la vivi bene, che “meglio sole a male accompagnate” è diventato un credo.

Eppure, nonostante queste profonde consapevolezze, è come se la tua mente venisse attaccata da qualcosa di esterno e indipendente dalla tua volontà; così succede che ti senti strana, che una sorta di velo grigio ti abbassa lo sguardo, che ti viene il magone anche solo guardando quell’affissione, in quell’angolo squallido della città, con l’immagine orrenda di un pacco regalo vicino alla scritta ”offerta spesa Natale convenienza 2×4”. Pensi che sei sola, che tutti sono felici tranne te, che non farai nessun viaggio romantico a New York per pattinare sul ghiaccio, come fanno quelli che si innamorano, sotto Natale, nei film.

E allora ti sale LA GNUGNA, vera e nuova, che non sapevi di avere e odi tutti, non sopporti le lucine, cioè, ti fanno proprio male gli occhi se le guardi e, se vedi coppiette che sgambettano felici guardando le vetrine, pensi che sono degli stupidi e che l’amore non esiste e… ehi, aspetta un attimo! Ma questa non sono io! Non ho mai provato invidia, non ho mai sofferto vedendo gli altri felici, questa roba non la voglio, non mi appartiene e la detesto!

Così mi sono presa in mano l’inconscio e ho capito che, per risollevarmi dalla gnugna, dovevo concedermi di viverla, essere clemente verso me stessa, perdonarmi e voltare pagina una volta esaurita la sua carica di malessere.

Il vantaggio di essere single da tanti anni è che ti dimentichi del fatto che a Natale si presentava la questione “Cenone di Vigilia dai miei, pranzo di Natale dai tuoi”, che eri costretta a ciucciarti imbarazzanti domande di parenti insidiosi, siparietti di livori da vomitare insieme al tacchino ripieno e cattiverie gratuite da non ricordare. Che le vacanze di coppia molto spesso erano condite con troppe aspettative e che quindi, quasi sempre, finivano in litigio. Che aprire i regali sotto l’albero e far foto con sorrisi smaglianti era voler esaudire uno stereotipo più che un effettivo momento di gioia da immortalare e che lo stress da giornate intere passate a tavola rendeva seducenti persino quelle pause pranzo lavorative saltate.

A volte, rimangono vividi più i ricordi delle commedie romantiche ammirate nel tv color durante gli anni ’80 che quelli della vita vera. Raggiunta questa consapevolezza, vedrai, passerà anche la gnugna. E se proprio da sola non ce la fai, magari sfoga la gnugna parlando con un amico capace di dirti una frase che veramente farà svoltare il tuo umore: «La sola ragione per la quale non sei fidanzata è che il tuo Lui sta con qualcun’altra e si devono ancora lasciare.»

Buone Feste.