Malattie sessualmente trasmissibili: quando il pelo da pubico diventa pubblico

22 marzo 2013
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“L’origine del mondo” opera di Gustave Courbet, esempio di pelo che da pubico diventa pubblico, ammirato da migliaia di persone al Museo d’Orsay di Parigi.

 

Pare che ancora si debba ripetere d’usare il preservativo. Che noia.

Ti propongo un crudo esperimento per farti passare la voglia del “famolo strano senza”. E la chiudiamo una volta per tutte.

Noi donne a volte sappiamo essere veramente pesanti: acide come uno yogurt lasciato sul calorifero, tignose come delle vecchie zitelle, pignole come una maestrina al primo mese d’insegnamento.

Lo so. Scassapalle vere.

So anche che poi, davanti a certe critiche, ci viene da dire: “Non è mica vero! Io sono diversa”.

Allora, siccome qui siamo tra gente pratica, smolliamo pure il primo bottone dei pantaloni e rilasciamoci. Ora, sentimi bene, dimmi che non t’è mai successo, dopo la terza volta che vedi un uomo entrare in casa tua (perché, prima di allora, forse ti concedo una certa timidezza) di dirgli di levarsi le scarpe perché hai appena passato lo straccio a terra.

O di rovinare una deliziosa cenetta, preparata dalle sue stesse mani, per farti una sorpresa dopo una lunga giornata di lavoro, facendogli notare che dopo la sua immedesimazione in Carlo Cracco, dovrai pulire la cucina con l’idropulitrice.

Oppure, entrare a casa sua, approfittare del fatto che va preso il vino, aprire il frigorifero e puntualizzare – precisa – che – per come è messo – hai chiaramente distinto almeno diciotto differenti colonie di batteri.

Dai, ammettilo onestamente: dopo che ha fatto la doccia a casa tua, mi vuoi giurare che non hai mai spalancato la porta del bagno per constatare in che stato fosse e, avvistato un lago, asserire sbigottita che è lui il miserioso mostro di Loch Ness?

Guarda, se proprio mi assicuri (giurando) che non hai mai insultato un uomo per almeno una di queste ragioni, mai, mai nella tua vita, io ti credo anche. Ma che neanche un balenìo di fastidio ti abbia attraversato la tempia, foss’anche per un istante brevissimo, a quel giuramento lì non crederò, per dire.

Ecco, molte donne – non tu, ho capito! fffff – sanno diventare così: maniacalmente crepacazzi.

Ma ecco il colpo di scena: dati alla mano, le malattie sessualmente trasmissibili sono in forte crescita. No, ragazzi ma qui c’è qualcosa che non mi torna.

Cioè tu gli infili le pattine, questo cucina rivestendo pareti e mobili di DomoPack per non sporcare, igienizza il frigo con l’Amuchina ogni volta che ci infila dentro qualcosa, si lava imparando la tecnica dai tutorial Nasa per astronauti e quando ti chiede di entrare dentro di te senza preservativo tu gli dici “Ok”? Magari alzando un pochino le spallucce e inclinando la testa di lato?

Sei molto carina in quella posa, davvero, ma le malattie sessualmente trasmissibili fanno molto più schifo di un frigo sporco o di una scarpata a terra. Anche perché la cosa che sporchi è dentro di te.

C’è gente che non va a farsi le analisi perché preferisce non sapere, che non dona il sangue perché ha paura degli aghi, gente che pensa che l’AIDS non sia cosa che riguarda l’Italia ma, semmai, gli americani (che da loro cascano sempre gli UFO) oppure i paesi del terzo mondo.

Ecco, viva la masturbazione, viva la pornografia, viva la sperimentazione e viva anche te, che hai deciso di trasformare il tuo pelo da pubico in pubblico – è così che diventa quando te la vedono in tanti – un pubblico che ti auguro fornito di buon senso, se tu non ne hai. Buon senso a forma di goldone, per dirtela tutta.

Altro discorso per chi vive una relazione fissa da anni: quando decidi di tradire il tuo compagno/compagna di vita, abbi almeno il buon gusto di farlo proteggendo te e l’ignaro/ignara becco/becca il quale/la quale è convinto/convinta che tu abbia tanto lavoro extra da sbrigare e che mai gli porteresti a casa regalini come herpes, papilloma, sifilide, clamidia, gonorrea, gardnerella, epatite, HIV e quant’altro. Rivediamolo un po’ questo concetto di condivisione eh?

Non c’è solo l’AIDS. Se vuoi indurti terrorismo paranoico, cerca su Google. Se vuoi fare la persona matura, approfondisci l’argomento con il tuo ginecologo.

Nel caso in cui io non sia ancora riuscita a convincerti che l’uso del preservativo è davvero un gesto di sana coscienza civile e morale e che davvero le malattie sessualmente trasmissibili colpiscono più persone di quelle che credi (non basta essere bel boccone e sapere di colonia buona per essere immune dal trasmetterle), facciamo questo esperimento crudo ma efficace: scarica l’app Hiv-Bookmark (gratuita per Android, Blackberry, Iphone, Symbian) inventata dalla Nps (Network Persone Sieropositive).

Si tratta di un’agenda sanitaria divisa in tre sotto categorie: terapie, esami, diario, che aiutano il sieropositivo a gestire la complessa vita del malato di AIDS. A questo punto l’esperimento prevede che tu immagini, non senza un’enorme sforzo d’immedesimazione, d’aver contratto l’AIDS e d’avere bisogno di quell’utile app che ti aiuta a coordinarti tra tutti quei farmaci. Il risultato di questo esperimento dovrebbe convincerti definitivamente che usare il preservativo deve diventare un automatismo naturale, tanto quanto fare all’amore.

E che l’orgasmo sia con te.