Non ci vedo bene ma ci sono: posta del cuore a Dio (Ventisettesima Lettera)

16 febbraio 2014
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Rara immagine di Dio, ritratto in un momento di distrazione. Disegno di Elena Borghi.

 

Perse tutte le speranze, non ti rimane che scrivere a Dio, sperando che risponda.

Questa è una rubrica domenicale nata a Sua insaputa ma, ovviamente, anche a Sua immagine e somiglianza.

Domande, pensieri, parole, opere e omissioni di gente che una qualche risposta precisa la vorrebbe. E chissà che magari un giorno non arrivino anche.

 

Caro Dio,

credo che tu ormai possa essere l’unico in grado di capirmi visto che hai fatto anche uscire un libro con questo tema (“Parlami d’amore Gesù”, ndr) perciò ho deciso di scriverti.

Sono una ragazza giovane, sono riuscita a passare indenne e single anche questo San Valentino, sono serenamente concentrata sul mio lavoro e sono arcistufa di sentire gente cinica che non crede nella routine della vita di coppia.

Amiche che esordiscono con cose tipo: “Sai, dopo tre anni di convivenza il desiderio reciproco va cercato, costruito, capisci?”.

“No”, rispondo “non capisco, cazzo. State insieme da tre anni o trenta?”.

Tutto è così veloce, volubile, tutto è tentazione e tutto, ahimè, è anche niente. Si passa la vita a parlare dell’amore, a cercarlo, a ossessionarsi per una storia con qualcuno che neanche esiste e, quando la si trova, tutto, improvvisamente, diventa noia. Dopo poco, dopo subito.

Ho anch’io al mio attivo una convivenza alle spalle, finita perché, fondamentalmente, non era quella la mia strada. Non con lui, di certo.

Certamente ricordo cosa vuol dire quotidianità, routine, oppure i momenti di stanca, dove ti chiedi se sia lui l’amore della tua vita. Momenti inevitabili e normali, credo. La cosa che non capisco, invece, è come tutto e tutti vengano messi nel tritacarne del “chissà cosa mi perdo” o del “da domani voglio altro, non so cosa, ma altro”. E l’amore finisce.

Amore? Mi chiedo se lo sia.

Riprendo in mano un breve racconto di Italo Calvino, scrittore che amo perché sa descrivere così bene tutto, sempre. Si intitola “L’avventura di due sposi” e mi commuovo pensando che sì, è un’avventura e, come tutte le avventure, va vissuta con la lucina negli occhi. E allora mi parlo e mi dico delle cose: quella lucina ci dev’essere dentro di te, a prescindere da chi scegli di avere affianco. E quella lucina è il motore di tutto il tuo modo di vedere il mondo, anche quando senti che sta per grippare. E quella lucina, per quella persona che hai scelto di avere accanto, nessuno ti ha chiesto di averla, ricordalo. Hai sempre una scelta alternativa tipo, per esempio, non legarti per forza a qualcuno. Puoi stare anche da sola sai? Si sta bene. Non devi mica per forza stare in coppia. Lascia stare se non te la senti e libra di fiore in fiore. Stai così, bella serena e coerente, fino alla fine dei tuoi giorni. Che te frega di stare con qualcuno? Lo fai perché davvero lo vuoi o perché hai paura, provi malessere e fastidio a stare da sola? 

Come dici? No, hai proprio scelto quella persona? Ok, allora la devi tenere nel pugno quella lucina, forte forte, non lasciarla andare e ripescala, con talento e intelligenza per ritrovarla, di nuovo, più forte, infondo agli occhi. E sai come fai a capire che torna la lucina infondo agli occhi? Perché la vedi riflessa nei suoi, quando ti guarda.

Io a quella lucina ci voglio credere, nonostante tutto, nonostante tutti.

Ciao Dio. Tua,

Arcistufa

 

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