A prendere il bouquet della sposa, è sempre una tizia che non si sa chi sia

1 aprile 2014
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lancio-del-bouquet

 

Ci sono giornate speciali, giornate in cui non sai a chi dire grazie: allineamenti astrali favorevoli, debiti karmici da riscuotere o, semplicemente, quel genere di culo che ti fa trovare al posto giusto, nel momento giusto. Incredibile che accada già anche solo una volta, penserai. E lo penso anch’io, stanne certo. Ecco, a me, ieri, la cosa del “al posto giusto, nel momento giusto”, è successa due volte.

Non vado mai al bar, preferisco aprirli e stare dietro al bancone, casomai. Mi annoia già andarci di sera figurati di giorno. Eppure entro in un anonimo bar tabacchi diurno, entro per bere un caffè veloce, prima di una riunione. Cose che non faccio mai, in un bar che non ho mai visto. Pago, sto uscendo quando un ragazzo intorno ai 22 anni, carino, mi si avvicina:

“SCUSA, ciao… senti ma… tu per caso sei Elena Borghi?”
“Ciao. Sì. Perché?”
“Cavoli daiii! Sei tu?? Figata! No, niente è che ho sentito parlare un sacco di te negli SPOGLIATOI DI CALCETTO.”
“Cioè, scusami, non credo d’aver capito: tu hai sentito parlare di me negli spogliatoi di calcetto? E, perdonami, cosa dicevano?”
**Il ragazzo sbarra gli occhi, diventa paonazzo perché si rende conto d’aver parlato troppo in uno slancio di ingiustificato entusiasmo:
“No…ehhh…perchééé…no, cheeee… tu fai dei post sul sesso eeeeee… nienteee”
“È capitato che io abbia scritto qualcosa a riguardo in effetti anche se faccio molto altro. Comunque non devi imbarazzarti, stai tranquillo, sono solo felice se quello che scrivo può aiutare te o i tuoi amici. Mi fa enorme piacere se quello che scrivo apre un dialogo costruttivo, un confronto tra voi o se, magari, infrange qualche tabù oppure vi fa essere più attenti verso voi stessi, verso le donne. Guarda, davvero, mi hai fatto un grande complimento.”
“Sì, ecco… quello che hai detto tu, certo, cioè, voglio dire, certe cose ci mandano in fissa, cioè, è difficile parlarne con qualcuno… comunque oh, niente, ci CHIEDEVAMO se fossi fidanzata, cioè, quanti anni hai?”
“Visto che mi leggi capirai se ti dico che sono una cougar in età da M.I.L.F.”

Ecco, allora, io ve lo dico: la mia settimana è apposto così, penso, invece no.

Circa dieci giorni, fa scrollando la home di Facebook, vedo che una mia vicina posta la foto di due quadrifogli in papercraft fatti da me. Cioè, erano proprio i miei, li riconosco ancora caldi di set per uno scatto Vogue Accessory. Ne avevo regalati a tutta la produzione quel giorno ma mi chiedo come faccia ad averli lei. Così le scrivo, lei mi spiega che un suo amico fa l’assistente alla fotografia, che effettivamente glieli ha regalati dopo aver saputo che il 31 Marzo sarebbe convolata a nozze con il fidanzato, un altro mio vicino.

Ecco, insomma, storia bellissima no? Ci si ribecca per caso, sotto casa, e la futura sposa mi invita a passare per il brindisi post cerimonia: “Volentieri, passerò”, le rispondo.

E così, eccomi, all’aperitivo informale di un matrimonio semplice e gioioso, com’è giusto che sia. E arriva il lancio del bouquet, io mi metto infondo, dietro alle sorelle, alle zie, alle amiche, per il gusto di partecipare e perché, se te ne tiri fuori, sei una povera stronza snob. Io mi faccio tirare in mezzo se c’è da far casino si fa.

Ma sto infondo, dietro, nascosta da mille braccia alzate.

Sai a quanti matrimoni sono andata? Tanti. E so che, a meno che non ti metti d’accordo con la sposa, il bouquet non ti arriva mai in mano. Arriva sempre a una tizia che non si sa chi sia. E devono averlo pensato anche le sorelle e le zie e le amiche della sposa quando il bouquet, di rimbalzo grazie a un’ulteriore spinta post lancio, è arrivato a me.

Ero io quella sconosciuta che ti fa esclamare: “E questa da dove arriva? È comparsa per fottersi il bouquet. Stronza”. Invece no, hanno visto le mie rughe, la mia faccia da “primo giorno di ciclo mestruale” e le altre ragazze hanno applaudito spontaneamente a quel mio gesto atletico fatto, con tanto di urletto, per non farlo cadere, quel bouquet di tulipani bianchi.

Ecco, ma cosa vuoi, dice, superstizione alla quale una mente forte non cede. Che valore vuoi dare a un bouquet preso al volo? Eppure, dopo questa giornata, dopo queste coincidenze, dopo quel ragazzo su un milione che mi conosce per sentito dire negli spogliatoi e che è in quel bar quando ci sono anch’io, dopo quei due quadrifogli, fatti da me, che si intrecciano e arrivano in mano proprio a quella sposa che mi invita il giorno prima delle nozze, ecco, dopo tutto questo, francamente, voglio credere alla fortuna e, soprattutto, chissà chi sarà quel tizio che tra un annetto scarso sposerò.

W gli sposi. Siete tutti invitati.