Epistola dal Sole

1 gennaio 2014
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Sole da vicino.

 

Riporto quest’epistola, integralmente, non per vanto, neanche per mero narcisismo.

La riporto perché per me è stato un dono grande ricevere un’epistola così calda il 30 dicembre del DuemilaCredici e spero tanto che, pubblicandola, molte persone possano trarne spunto di riflessione.

Immagino sia più facile lamentarsi delle cose che non vanno piuttosto che decidere di eliminare ciò che non va. Immagino anche sia più facile denigrare, scoraggiare, pretendere, colpevolizzare gli altri piuttosto che il contrario. Dev’essere per questo che così tante persone non attuano nessuna trasformazione nella loro esistenza, portandosi dietro una grossa grassa nuvolona grigia.

Mi chiedo spesso: non è forse quella un’attività ben più faticosa? Valli a capire.

Immagino non sia facile per le persone come Sole non sentirsi un po’ sole – perdona il gioco di parole – davanti al fatto che, quando si dona con tanta generosità l’amore al prossimo, si possa anche spaventare quel prossimo. Immagino che, le persone come Sole, si vedano costrette a imparare a dosare tanto generoso calore per evitare che, il prossimo, abbia il terrore di scottarsi e se ne vada via, correndo lontano. 

Dedico questo post a Sole, augurandole il meglio dalla vita, dalla Terra, di circondarsi di persone che sappiano accogliere i raggi della sua luce e donargliene altrettanti.

 

EPISTOLA DI SOLE, RICEVUTA ALLE ORE 07:51:15 DEL 30 DICEMBRE 2013.

Siccome a lei piace leggere e scrivere cara Borghi, le mando una di quelle lettere che mi piacerebbe scrivere a mano e inviarla con francobollo sbavato e busta leccata. 

Sono a New York e fuori c’è una giornata così piovosa che sembra uno tsunami dal cielo.

Con la sola forza della fame sono uscita per un brunch tanto amato perchè odiati invece sono i fittizi brunch milanesi. Ritorno a casa coi piedi zuppi e la sola voglia di leggere parole a caso e storie altrui. 

Penso a lei cara Borghi, al suo blog scoperto da pochissimo e al tempo minimo che ho potuto dedicargli per perdermici dentro. Il tuo nome in questi giorni è spesso affiorato alle mie labbra parlando della tua arte, delle tue scenografie e dei tuoi disegni.

Sarà che son partita il giorno prima della presentazione di Inkanto e mi è rimasta proprio lì. Sarò influenzata dal fratello scenografo e affascinata dal suo mondo fatto di bombolette spray e acrilici, di tele e di muri. Sarà che mi son venuta a rifugiare dove l’arte si vive per strada, a cena di amici o in serate improvvisate, per poter farmi avvolgere dalla spensieratezza che ritrovo in chi disegna ma che magari è solo una mia idea. O magari sono io che divento spensierata quando rimango a guardare una storia che nasce su un muro. Ritorniamo però al tuo blog.

Ho pensato che oggi avevo voglia di leggerti. O meglio. Sentivo che oggi era il giorno per leggerti. 

Ho iniziato alle quattro con ancora il brunch sullo stomaco. Ho seguito fino alle sette accompagnata da una tisana digestiva zenzero, lime e miele. Sono andata avanti fino alle dieci senza pensare alla cena. Ho guardato ogni singolo video e letto ogni singolo commento. Poi cena, birra, amici e ora sono le due e mezza e ho ancora la tua pagina aperta. Volevo leggere tutto il leggibile. L’avidità letteraria ha preso il sopravvento. 

Sono arrivata al 21 luglio 2013, Newyorkismi neanche a farlo apposta. 

Mi perderò ancora tra una foto, un video e parole che insieme hanno un effetto benefico.

Penso che in fondo potrei non averle mai lette, ma ci avrei perso. Andrò avanti a farlo. 

Penso che ci siano buone ragione per cui a volte le cose vadano dette e che il nostro tempo serva anche a questo. 

Quindi son solo pensieri alla rinfusa per dirti che il tuo blog spacca cara Borghi, che io son nata il 17 e mi son trovata a fare la pasticciera, anche se lo zabaione non mi piace, che non sapevo cosa fosse una GILF, che le regole di comportamento di un hamburgeria son uno dei motivi per cui mi son licenziata, che chi censura lo fa spesso per proprie turbe non superate, che io da piccola leccavo le chiavi, forse sporche quanto un tram, che mi vedrò “tra cinque minuti in scena” e che il tipo che ti ha intervistata da Zalando ti ha fatto proprio delle domande del cazzo. Spero non sia un tuo amico. 

Credo che a molti piaccia sapere cosa pensa la gente di noi. Io non lo dico spesso agli altri se non quando mi fanno incazzare o per insultarli. Ma alcune persone incontrate per caso mi trasmettono un qualcosa in più che se lasciassi in silenzio mi sembrerebbe di non avere il diritto di goderne. 

Tra un po’ inizia la tua giornata e finisce la mia e qui ha pure smesso di piovere.

Domani c’è il sole e torno a far del frivolissimo shopping. 

Buongiorno Borghi.

Notte Sole.